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Paolo VI e il fumo di Satana: ieri, ed oggi?

papa Paolo VIIl 29 giugno 2012 sono trascorsi 40 anni dalla celebre omelia di Paolo VI col riferimento al “fumo di Satana” Robert Fastiggientrato nella Chiesa.  Robert Fastiggi, su “The Latin Mass Magazine” ci propone l’articolo intitolato Paolo VI e il fumo di Satana: quaranta anni dopo. Riprendendo interpretazioni e testimonianze ma anche documenti pontifici conclude affermando che dovremmo ancora oggi interrogarci sull’attualità di quelle parole. 

l 29 Giugno 2012 segnerà il quarantesimo anniversario dell’omelia di Paolo VI del 1972 per la festa dei Santi Pietro e Paolo, in cui pronunciò la famosa frase sulla “fumo di Satana” entrato nel tempio di Dio. Il Santo Padre disse di avere la sensazione che “da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel Tempio di Dio” (Insegnamenti [1972], 707).1 Il testo integrale dell’omelia non è stato riprodotto nella Raccolta ufficiale degli insegnamenti di Paolo VI (Insegnamenti di Paolo VI, vol. X, 1972) [esorcismo improprio? n. d. t.]. Invece fu riportata una sintesi in terza persona, cosa non senza precedenti.2 Nella sintesi dell’omelia 29 giugno, ci sono alcune citazioni degne di nota. La prima è piuttosto inquietante.

Ci sono state molte speculazioni su questa affermazione. Alcuni credono che altre frasi dell’omelia forniscano maggiori indicazioni circa il suo significato. Paolo VI parla di “dubbio, incertezza, problematica, inquietudine, insoddisfazione, confronto“. Egli osserva che “Ha prevalso nella Chiesa questo stato di incertezza”. Invece della auspicata giornata di sole, il Vaticano II ha portato “una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza”. Così, per alcuni, “il fumo di Satana” si riferisce alle “vaste correnti sociologiche che erano presenti alla fine del 1960 e primi anni 1970 … [che] infettavano la comunità cattolica» 3.

L’8 settembre 2008, a Brescia, vicino al luogo di nascita di Paolo VI, il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, ha tenuto una omelia in occasione del trentesimo anniversario della morte del Pontefice.4 In questa omelia, il Cardinal Bertone afferma che “il fumo di Satana” di cui parlava Paolo VI nella sua omelia del 1972 erano gli “anni non facili del periodo post-conciliare” 5, però senza fornire alcuna ulteriore analisi.

All’inizio del 2008, tuttavia, il 14 maggio, il Cardinale Virgilio Noè, il Maestro delle Cerimonie sotto Paolo VI, fornì ulteriori dettagli in un’intervista a Bruno Volpe per il sito italiano Petrus.6

Quando gli fu chiesto del “fumo di Satana“, il cardinale Noè disse a Bruno Volpe di essere in grado di rivelare, per la prima volta, “quello che Paolo VI intendeva denunciare con questa affermazione“:

Secondo il Card. Noè, Papa Montini per Satana intendeva classificare tutti quei sacerdoti o vescovi e Cardinali che non rendevano culto a Signore mal celebrando la Santa Messa causa di una errata interpretazione e applicazione del Concilio Vaticano II. Parlò di fumo di Satana perchè sosteneva che quei preti che della Santa Messa facevano paglia in nome della creatività, in realità errano posseduti dalla vanagloria e dalla superbia del Maligno. Dunque, il fumo di Satana altro non era che la mentalità che voleva stavolgere i canoni tradizionali e liturgici della cerimonia Eucaristica”.

Le interpretazioni del cardinale Bertone e del cardinale Noè non devono essere messe in opposizione. I dubbi e le incertezze del tempo facevano parte del “fumo di Satana” quanto gli abusi liturgici. Ciò che è chiaro è che, meno di sette anni dopo la solenne chiusura del Concilio Vaticano II, il Romano Pontefice ebbe la sensazione che ci fossero movimenti diabolici all’interno della Chiesa. Dobbiamo ricordare come si moltiplicarono rapidamente i problemi dottrinali negli anni tra il 1965 e il 1972.

Nel 1966, fu pubblicato il “Nuovo Catechismo” (De Nieuwe Katechismus) dei vescovi olandesi, catechismo che oscurava o contestava molti insegnamenti tradizionali cattolici.

Nel 1967, Paolo VI ha nominò una commissione di sei cardinali per esaminare questo catechismo; la commissione, un anno dopo, ha pubblicòo un verbale in cui annota dieci aree di carenza, compresi problemi con i dogmi del peccato originale, della nascita verginale di Gesù, del Sacrificio, e dell’indissolubilità del matrimonio (Acta Apostolicae Sedis 60 , 685-691)[1968].

Nel 1968, Paolo VI contrassegnò anche la fine dell’”Anno della Fede” 1967-1968 con una professione chiamata il “Credo del Popolo di Dio” (30 giugno 1968). Nella prefazione a questo Credo, egli parla di “inquietudine che agita certi ambienti moderni per quanto riguarda la fede” e dice: “Vediamo anche cattolici, che si lasciano prendere da una specie di passione per il cambiamento e la novità” (n. 4). All’interno di questa professione, il Santo Padre dedica particolare attenzione a riaffermare i tradizionali insegnamenti cattolici sul peccato originale e l’Eucaristia, che venivano sfidati in molti ambienti.

Il 25 luglio 1968, meno di un mese dopo il Credo del Popolo di Dio, Paolo VI pubblicò l’enciclica, Humanae Vitae, ribadendo la condanna cattolica della contraccezione. Come è noto, questa Enciclica fu accolta con una diffusa opposizione da parte di molti teologi e del clero.

I successivi due anni, 1969-1970, furono quelli della comparsa e dell’attuazione del nuovo Messale Romano. A questo punto, i “motori” di dissenso erano già in funzione, e molti utilizzarono il nuovo Messale come un’opportunità per indebolire la musica liturgica tradizionale [si veda l'articolo di padre G. I. Gargano, n. d. t.], l’architettura della chiesa, e la riverenza eucaristica.

Quelli con una “passione per novità e cambiamento” (per usare le parole del Papa) facevano appello al Concilio Vaticano II per giustificare i loro abusi. Questo contesto ci aiuta a capire un’altra osservazione importante fatta da Paolo VI nella sua omelia del 29 giugno 1972, omelia che si riferiva direttamente al Concilio. Il Santo Padre affermava: “Crediamo in … Qualcosa di preternaturale venuto Proprio nel Mondo per turbare, per soffocare i frutti del Concilio Ecumenico, e per impedire Che la Chiesa prorompesse nell’inno della gioia di Aver riavuto in pienezza la coscienza di Sé” (Insegnamenti, 708) [1972 ].

Questa affermazione è di per sé assai notevole. Il Pontefice romano che aveva confermato ciascuno dei sedici documenti del Vaticano II affermava, meno di sette anni dopo, che c’era nel mondo “qualcosa di preternaturale” che cercava di disturbare e soffocare i frutti previsti del Consiglio. Più tardi, nel 1972, nella sua Udienza di Mercoledì 15 novembre, Paolo VI ha sottolineò la reale influenza di Satana nel mondo affermando che uno dei bisogni maggiori della Chiesa, in quel momento [ed anche oggi, n. d. t.] era la difesa contro quello che chiamiamo il diavolo (il Demonio). Tre anni più tardi, il 26 giugno 1975, la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicò un documento, Fede cristiana e demonologia, che riaffermava l’esistenza di Satana e dei demoni come un “dato dogmatico” che riflette “la fede costante e universale della Chiesa“.

E ‘interessante che la stampa cattolica, in sostanza, pubblicò senza commenti l’omelia di Paolo VI del 29 giugno 1972.

Origins, il servizio documentario della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, non effettuò la traduzione del riassunto italiano dell’omelia – anche se fece svolgere una traduzione dell’Udienza tenuta dal Santo Padre il 15 novembre 1972, Udienza generale sull’esistenza del Diavolo. In modo simile, il giornale britannico, The Tablet, non fornì alcuna relazione dell’omelia del 29 giugno 1972, ma riferì l’ Udienza del mercoledì 15 novembre 1972 con un articolo intitolato “Devil-talk”.7 In questo breve articolo, la rivista britannica osservava che “Il Papa è tornato alla lingua a lungo scartata dalla teologia moderna in riferimento al diavolo come un ‘agente di sinistra e ostile’ e affermando che ‘il male … è un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore’.” The Tablet disse ai suoi lettori che le parole del Santo Padre erano in contrasto con l’opinione della maggior parete degli esegeti biblici contemporanei, che ammonivano sulla “fusione di immagini sataniche” dalla Scrittura.

Che cosa dobbiamo fare di tutto questo? La realtà di un assalto di Satana contro la Chiesa non è una novità, e conosciamo la promessa del Signore che le porte degli inferi non prevarranno contro la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica (cf. Mt. 16,18). Alcuni storici hanno notato che alcuni concili ecumenici (ad esempio Nicea I, 325) sono stati seguiti da anni di turbolenze e conflitti. Forse i decenni dopo il Concilio Vaticano II riflettono questo modello. La fine del 2012 segnerà il cinquantesimo anniversario della solenne apertura del Concilio Vaticano II, che ebbe luogo l’11 ottobre 1962. Molte diocesi e università cattoliche stanno progettando conferenze per commemorare questo evento. In mezzo a queste celebrazioni, una certa attenzione dovrebbe essere data al quarantesimo anniversario dell’omelia di Paolo VI sul “fumo di Satana”.

Questa omelia ci ricorda che non tutto è andato come previsto, dopo la chiusura del Concilio.

Il Romano Pontefice che presiedette la maggior parte del Concilio Vaticano II percepì una presenza diabolica nel mondo, presenza che cercava di minare i frutti previsti del Concilio. Quaranta anni dopo la straordinaria omelia di Paolo VI, dobbiamo chiederci se il “fumo di Satana” non rimanga ancora all’interno del “tempio di Dio“. [E, aggiungo io, se non ci sia addirittura qualcosa in più, oltre al fumo, n. d. t.]

Note

1.Le citazioni in italiano sono, ove è stato possibile, quelle originali.

2. Ad esempio, nella stessa raccolta degli insegnamenti di Paolo VI per il 1972 (. Insegnamenti di Paolo VI, Vol. X, 1972), riassunti in terza persona si trovano per i discorsi tenuti il 16, il 26 e il 27 febbraio, il 19 marzo, il 2 aprile e il 13 giugno.

3. Questa è l’analisi dell’apologeta cattolico Giacomo Akin sul suo sito web (JimmyAkin.org) [oggi JimmyAkin.com, n. d. t.] del 13 novembre 2006. Egli fornisce anche una traduzione italiana della sintesi dell’omelia fornita da Padre Stephanos Pedrano. Vedi http://jimmyakin.typepad.com/defensor_fidei/2006/11/the_smoke_of_sa.html [accesso effetuato il 24 aprile 2012].

4. Paolo VI morì il 6 agosto 1978, festa della Trasfigurazione.

5. L’ Omelia del cardinale Bertone del 6 settembre 2008 si può trovare in italiano sul sito del Vaticano a http://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/card-bertone/2008/documents/rc_seg-st_20080906_brescia_it.html [visto il 24 aprile 2012 ].

6. Oltre che sul sito Petrus, l’originale italiano del colloquio sono disponibili all’indirizzo http:// musicasacra.forumfree.it / = 27986195 [visto 24 aprile 2012]; Una traduzione in inglese è fornita da Padre John Zuhlsdorf sul suo sito web , “Che cosa vuol davvero dire questa preghiera?” il 15 maggio 2008: http://wdtprs.com/blog/2008/05/petrus-amazing-interview-with-card-noe-paul-vis-smoke-of-satan-remark-concerned-liturgy/ … [visto il 24 aprile 2012].

7. “Devil-Talk”, in The Tablet (25 novembre 1972): 1129.

Robert Fastiggi, Ph.D. è professore di Teologia sistematica presso il Seminario Maggiore del Sacro Cuore, a Detroit, Michigan.

Da “The Latin Mass Magazine”, vol. 21 n. 2 – estate 2012.

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2 comments to Paolo VI e il fumo di Satana: ieri, ed oggi?

  • Robert Fastiggi

    Grazie per il vostro interesse in mio articolo e per la buona traduzione in italiano. Mi dispiace che ho fatto uno sbaglio tipografico. Paolo VI ha detto: “Anche nella Chiesa regna questo stato di incertezza” non “… regno questo stato …” Ma credo che mia traduzione di questa frase fu abbastanza chiara.

    Grazie ancora e buona festa di Nostra Signora di Monte Carmelo.

    In Cordibus Jesu et Mariae,

    Robert Fastiggi

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