Omelia del card. Giuseppe Siri nella Veglia Pasquale (1971)
II brano del Vangelo di Luca (24, 1-12), che avete ora sentito, ci ha fatto assistere alla Risurrezione del Signore come in uno specchio, perché questo brano non narra il momento della Risurrezione di Cristo, narra quello che è accaduto subito dopo e l’annuncio che le donne hanno dagli Angeli. Cari, è l’annuncio anche per noi: Cristo è risorto, è risorto per noi!
Vorrei che brevemente, prima di iniziare la liturgia battesimale voi rifletteste a questo: la Risurrezione del Signore Nostro Gesù Cristo è il faro della nostra speranza. Non vi pare che si parli un po’ troppo poco della speranza? Certo, la Risurrezione di Cristo è oggetto della fede e ne è anche la dimostrazione – ne parleremo domani mattina -, ma la Risurrezione di Cristo è il faro della nostra speranza, per questo. Perché se è risorto, se Lui stesso ha deposto volontariamente la vita umana e volontariamente di Sua potenza l’ha riassunta, non c’è niente che possa essere impossibile a Cristo. E se non c’è niente che possa essere impossibile a Cristo, si apre perfettamente la nostra speranza.
Parliamo un po’ della speranza: che cosa è? La speranza è un desiderio fiduciale, è fatta di due elementi. Il primo è il desiderio; non occorre lo spieghi, perché di desideri ce ne sono mai tanti che a forza di averne almeno la definizione la conoscono tutti. Ma ho detto: desiderio fiduciale. Che cos’è la fiducia? La fiducia è quello stato dell’anima tranquillo, perché confortato da una valevole promessa e garanzia. La fiducia si distingue dalla certezza perché non ha ancora, ma ha gli elementi per rendere ragionevolmente e perfettamente verso la certezza. Desiderio e fiducia fanno la speranza.
Ora, cari, qual’è l’oggetto vero della speranza detta teologica, per cui si dice che le tre virtù sono fede, speranza e carità? Qual’è l’oggetto? Anche questo deve essere molto chiaro, perché si possono far delle confusioni molto dannose. L’oggetto è la vita eterna e i mezzi per acquistarla. Non vi impressiona? Badate che la vita eterna è tutto. Ed è la cosa per cui siamo creati, è la cosa per cui abbiamo da sopportare una prova, siamo muniti della libertà e nella libertà abbiamo la capacità del merito. Ma l’oggetto della speranza cristiana è la vita eterna. Solo? No: le grazie necessarie per arrivarci.
Io comprendo che molti forse per i loro trascorsi non si sentono di levare gli occhi in alto e guardare alla vita eterna. Io so benissimo che molti dicono di non credere in Dio, e non è affatto vero! E solo vero questo che sono talmente poco provvisti della fede nella Sua bontà e misericordia da cadere nella disperazione, e coprono la disperazione dicendo che non ci credono. Difatti io ai sacerdoti che assistono malati e moribondi do sempre questo consiglio, e lo do anche a voi: se vi dicono “Non prendo i Sacramenti perché non ci credo”, non cominciate a dire le ragioni per cui debbono credere, perché credono più di voi. Parlate a loro dell’infinita misericordia di Dio e vedrete! E ogni tanto ho i cavalli di ritorno di questo consiglio, consolanti e gaudiosi. Ripeto: penso che molti ritengono di non dover sperare nell’aiuto di Dio per poter vivere buoni. Io dico a loro: sono in errore; la virtù della speranza cristiana che debbono avere per salvarsi, ricorda a loro che possono da Dio attendersi tutto per resistere alle tentazioni e vivere bene, anche i miracoli, se fossero necessari! Perché questo è il caso unico nel quale è certo che se fossero necessari, Dio farebbe dei miracoli. Questo è l’oggetto della speranza.
Io vedo qualcheduno che ha un po’ il muso tirato, ma credo di poterlo sciogliere subito; dice: “E le nostre faccende sono oggetto della speranza?” Beh, non sono l’oggetto proprio o principale della speranza, ma niente vieta che abbiate speranza anche circa le cose di questo mondo, che siano favorevoli, seconde; senza troppe pretese però, perché dopo che Cristo è andato in Croce, capite che pretendere di andare in Paradiso in carrozza è un po’ toppo. Quindi sì, non è l’oggetto proprio e principale della speranza, ma è un oggetto, potremmo dire, accessorio anche il benessere di questo mondo. E con discrezione e con rassegnazione e con fede possiamo chiedere anche questo.
Ora, chi è che suscita questa speranza? Cristo Risorto. Una vita senza speranza? Che cosa accade in molti nostri simili che fanno tutto quello che è possibile per dimenticare di esistere e di pensare? Non hanno speranza. Preghiamo Dio perché la festa della Risurrezione accenda la speranza, e con la speranza infinite altre cose in molti cuori.
Voglio avvertire che quelli che sono presenti a questa Santa Messa soddisfano al precetto per il giorno Pasquale anche se è prima della mezzanotte.
da Omelie per l’anno liturgico, ed. Fede & Cultura






[...] aprile 2, 2010 in Sermoni e omelie La speranza del card. Siri: omelia nella veglia pasquale. [...]
speriamo che le nostre preghiere per la chiesa si esaudiscano……..e che la “buona notizia” riecheggi per l’eternità.