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La Santa Messa dove e quando: pagina aggiornata al 25 gennaio 2010 con lo spostamento di sede a Savona

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Omelie e sermoni

Una linea quaresimale e rigorista: ancora S. Bernardo

Dopo il rigoroso sermone di s. Alfonso M. de’ Liguori  sul “numero dei peccati oltre i quali iddio non perdona“, appena temperato dal successivo  che almeno illustra come può le gioie del Paradiso, e le considerazioni su orazione e digiuno di s. Bernardo da Chiaravalle, lo stesso approfondisce il tema del digiuno (qui in originale); lo propongo volentieri soprattutto a chi ha qualche chilo di troppo (prima di tutto a me stesso) per aiutare a trasformare la Quaresima  in un’occasione di salute per il corpo e per l’anima, ricordando una parte di una delle invocazioni finale del S. Rosario (con l’ovvio invito a recitarlo): “Concede… quaesumus… perpetua mentis et corporis sanitate gaudere”!

SERMO III. De jejunio Quadragesimae.

1. Carissimi, vi prego di osservare il digiuno quaresimale con tutta la devozione possibile, perché non solo è prescritta l’astinenza ma anche soprattutto per il mistero sacro che nasconde. Se nel resto dell’anno abbiamo digiunato con devozione, durante questo tempo santo dobbiamo farlo con  devozione ancora maggiore. Se in questa astinenza  c’è qualcosa di più rigoroso rispetto a quella abituale, non è forse assai indegno ritenere oneroso per noi quello che tutta la Chiesa sopporta insieme a noi? Fin qui abbiamo digiunato da soli fino alle quindici, ora, fino al tramonto, tutti, principi e re, chierici e laici, nobili e plebei, ricchi e poveri, e, digiuneranno insieme a noi. Perciò vi ho detto queste cose, perché chi per caso fosse turbato dalla debolezza dello spirito, e cominciasse questo digiuno con poca devozione, magari anche ricordando la difficoltà del precedente, non resistesse a sufficienza. In effetti, nostro sta lavorando il più possibile per annullare la consistenza del nostro sacrificio, perché sia meno accetto a Dio e perché la nostra coscienza si rallegri meno nella gioia spirituale, in modo che dalla debolezza  della pazienza derivi anche la debolezza della coscienza.  Conoscendo tutte le sue astuzie, scongiuro di stare in guardia contro di lui con tutta la massima sollecitudine; sia perché Dio ama chi dona con gioia, sia perché, di conseguenza,  anche la nostra coscienza è confortata; e perché i nostri digiuni siano fatti con la massima devozione,  guardiamo attentamente agli esempi di tutta la Chiesa.

1. Carissimi, vi prego di osservare il digiuno quaresimale con tutta la devozione possibile, perché non solo è prescritta l’astinenza ma anche soprattutto per il mistero sacro che nasconde. Se nel resto dell’anno abbiamo digiunato con devozione, durante questo tempo santo dobbiamo farlo con  devozione ancora maggiore. Se in questa astinenza  c’è qualcosa di più rigoroso rispetto a quella abituale, non è forse assai indegno ritenere oneroso per noi quello che tutta la Chiesa sopporta insieme a noi? Fin qui abbiamo digiunato da soli fino alle quindici, ora, fino al tramonto, tutti, principi e re, chierici e laici, nobili e plebei, ricchi e poveri, e, digiuneranno insieme a noi. Perciò vi ho detto queste cose, perché chi per caso fosse turbato dalla debolezza dello spirito, e cominciasse questo digiuno con poca devozione, magari anche ricordando la difficoltà del precedente, non resistesse a sufficienza. In effetti, nostro sta lavorando il più possibile per annullare la consistenza del nostro sacrificio, perché sia meno accetto a Dio e perché la nostra coscienza si rallegri meno nella gioia spirituale, in modo che dalla debolezza  della pazienza derivi anche la debolezza della coscienza.  Conoscendo tutte le sue astuzie, scongiuro di stare in guardia contro di lui con tutta la massima sollecitudine; sia perché Dio ama chi dona con gioia, sia perché, di conseguenza,  anche la nostra coscienza è confortata; e perché i nostri digiuni siano fatti con la massima devozione,  guardiamo attentamente agli esempi di tutta la Chiesa.

2. Ma perché parlo di coloro che condividono il nostro digiuno? Come se non avessimo in ciò migliori guide e perfino consacratori. Con quanta devozione dovremmo osservare quel digiuno che ci viene in eredità da Mosè, il santo a cui è stato dato il privilegio, negato a altri profeti, di parlare con Dio faccia a faccia? Con quanto fervore dovremmo abbracciare quella raccomandata da Elia, il profeta che è stato portato in cielo su un carro di fuoco? Pensiamo a quante migliaia di uomini hanno trovato la morte – è la condizione generale – da quei giorni: tuttavia Elia, protetto da Dio, è sfuggito fino ad oggi alla mano della morte. Ora, se Mosè ed Elia, che per quanto grandi sono tuttavia nostri confratelli, raccomandano questo digiuno, quanto lo raccomanda il nostro Signore Gesù Cristo, che ha digiunato altrettanto egli stesso?  Qual è, non dico quel monaco, ma quel cristiano,  che affronterà meno devotamente quel digiuno che Cristo stesso gli ha raccomandato? Dopo tutto, carissimi, dobbiamo imitare l’esempio del digiuno di Cristo con tanta maggiore devozione, quanto più è certo che ha digiunato per noi, non per se’ stesso.

3. Digiuniamo quindi, fratelli miei carissimi, digiuniamo con devozione durante il tempo sacro della Quaresima, consapevoli che la nostra Quaresima non è solo di quaranta giorni; per noi dura tutto il tempo di questa misera vita, durante la quale, con l’aiuto della grazia di Dio, che è assicurata dai quattro Vangeli, si devono mettere in pratica i dieci comandamenti di Dio. Coloro che credono che questi pochi giorni siano sufficienti per fare penitenza sbagliano completamente, perché è certo che tutto il tempo di questa  è fatto per la penitenza. Disse il Profeta “Cercate il Signore,” non solo per quaranta giorni, ma “mentre si fa trovare, invocatelo mentre è prossimo” (Is. LV , 6). E non sarà più  il momento di invocare, quando Dio non sarà più prossimo a nessuno perché sarà  certamente presente per alcuni ed enormemente  lontano da altri. Intanto, da ciò,  è evidente che non si è ancora capito che cosa significhi vicino; però si può facilmente capirlo e trovarlo. Chi ti sembra sia stato vicino  all’uomo che cadde nelle mani dei ladri (Luca X, 36)? Non è colui che ha avuto pietà di lui? Così, dato che in questo tempo di grazia il Signore è prossimo, cercatelo, miei cari fratelli, mentre si fa trovare e invocatelo mentre è vicino.

4. Quindi, in questa Quaresima, ci è richiesto di fare con il  massimo fervore  ciò che non è solo un aspetto ma anche il sacramento di tutto questo periodo. Pertanto, se il nostro zelo è un po’ diminuito durante il resto dell’anno, è opportuno che riviva nel fervore della nostra mente. Perché  se soltanto bocca ha peccato, digiuni lei sola ed è abbastanza;  ma se tutti gli altri membri del nostro corpo hanno anche peccato, perché non digiunano come lei? Digiuni quindi l’occhio, dato che ha svuotato l’anima; digiuni l’orecchio, digiuni la lingua, digiuni la mano, digiuni anche l’anima stessa. Digiuni l’occhio da ogni aspetto di curiosità ed esuberanza  perché sia  correttamente umiliato nella penitenza per il il male che ha fatto con posandosi liberamente ovunque. Digiuni l’orecchio che indegnamente a caccia di dicerie di maldicenze, e di tutto quanto è ozioso e assolutamente privo di ogni  riferimento alla salvezza;  digiuni la lingua dalla denigrazione e dal brontolio , dalle parole inutili, vuote o scurrili; talvolta, per l’importanza del silenzio,  anche  da quelle potranno sembrare necessarie. Digiuni la mano dai segni vani e da ogni opera che non sia comandata; e ancora di più digiuni l’anima dai vizi e dalla sua propria volontà. Infatti, senza digiuno, tutto il resto è respinto da Dio, perché, come è scritto, “nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari” (Is. LVIII, 3).

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