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La Santa Messa dove e quando: pagina aggiornata al 25 gennaio 2010 con lo spostamento di sede a Savona

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L'informazione in croce

Alcuni giorni or sono mi ero occupato, sia pure di sfuggita, del resoconto fatto da “La Croix” a proposito dell’incontro dei vescovi francesi con Benedetto XVI. Paix Liturgique, con la lettera del 23 febbraio 2009, torna sull’argomento ed è estremamente interessante apprendere nuovi  stupefacenti particolari. Un solo appunto agli amici di Paix Liturgique (ed anche a me stesso): rivedendo il tutto, paragonare il reportage di “La Croix” a Pinocchio è davvero poco caritatevole. Per Pinocchio.

La Croix nel paese di Pinocchio

Il rapporto pubblicato il 20 gennaio da La Croix sulla visita che il Card. Vingt-Trois e i rappresentanti dei vescovi francesi hanno fatto al Santo Padre il 18 gennaio ha attirato la nostra attenzione. Infatti, in un articolo, Frédéric Mounier, inviato speciale permanente di “La Croix” a Roma, ci ha offerto un vero capolavoro di disinformazione. Non deve sorprendere da uno che, il 10 febbraio 2009, ha dichiarato pubblicamente nel programma « Le Grand Débat » del canale Histoire che quelli che egli chiama tradizionalisti  “non sono nulla! ”.

Va detto che il quotidiano La Croix e più in generale il gruppo  Bayard, cui appartiene il quotidiano, formano in Francia la macchina da guerra mediatica più ostinata e più irriducibile, ieri contro la Roma di Giovanni Paolo II, oggi contro quella di Benedetto XVI. I giornalisti del gruppo Bayard, a confronto con gli “estremisti”, della rivista  Golias, si propongono come “moderati”, ma con quel tono insidioso che li caratterizza sono sempre in prima linea nella battaglia contro la Santa Sede. 

Questo modo di negare le persone, pieno di rispetto e di amore, che viene da un editorialista di “La Croix”, (vicina alla “di sinistra” della Conferenza Episcopale – NNSS Simon, Dagens, Rouet – ma che cerca di esprimere o ispirare una maggioranza in seno alla Conferenza [1]), ha avuto perlomeno il merito di  riassumere perfettamente un pensiero ancora fortemente rappresentato nel dell’episcopato francese e ricordare – se ce ne fosse bisogno – che l’ideologia e la faziosità sono ancora di rigore in ampi settori della Chiesa di Francia, dove alcuni non sembrano disposti a vedere la realtà così com’è e continuano a rassicurare se stessi con cliché ripetuti magicamente …

Ecco, ad esempio, che cosa scrive Frédéric Mounier nell’articolo del 20 gennaio.

Benedetto XVI ha ribadito ai vescovi: “C’è solo un rito, quello di Paolo VI, con due forme, ordinaria e straordinaria”. Il suo Motu proprio non riguarda, a priori, che un piccolo numero di persone che hanno familiarità con il Latino e turbate dal rapido passaggio al rito di Paolo VI. Per Benedetto XVI, l’unità della Chiesa passa attraverso il riconoscimento del suo ricco patrimonio liturgico, prima e dopo il Concilio Vaticano II, in una continuità alla quale è molto legato. Ma, con questi gruppi militanti, i vescovi francesi si trovano di fronte alla rivendicazione di una nuova liturgia. Essi ci ricordano che il Papa celebra, ogni giorno, in comunione con i vescovi del mondo, secondo il rito di Paolo VI. Il motu proprio sottolinea il ruolo dei vescovi come custodi della liturgia, dunque è l’autorità episcopale ad essere contestata [dai “gruppi militanti]“.

Non è certo questa la prima volta in cui “La Croix” viene sorpresa con le dita nel barattolo di marmellata della disinformazione, ma se ci fermiamo su questa è perché in un solo paragrafo  Frédéric Mounier dice più bugie di Pinocchio tornato dal paese dei balocchi.

Giudicate voi…

1 – “Il  suo motu proprio riguarda a priori un piccolo numero di persone che hanno familiarità con il latino, turbate dal rapido passaggio al rito di Paolo VI”

Frédéric Mounier non sembra rendersi conto che non siamo nel 1970, ma … nel 2010. È necessario leggere per credere: nel 2010, vi è ancora un “giornalista” che 40 anni dopo l’entrata in vigore del nuovo rito ha il coraggio di scrivere una simile enormità.

In stragrande maggioranza, i credenti che oggi praticano la forma straordinaria del rito romano non erano ancora nati durante il transito “veloce” (per non dire violento) al nuovo rito, o erano così giovani da non averne memoria.

Che dire poi di quel 34% di cattolici praticanti che frequentano oggi la messa celebrata nella forma ordinaria del rito romano, ma che – se fosse data loro la possibilità di una  Messa tradizionale nella loro parrocchia – parteciperebbero alla forma straordinaria del rito romano?  Hanno tutti l’età dei lettori di “La Croix”?

Questa affermazione ha il merito di confermare che per “La Croix” l’indulto del 1984, Quattuor abhinc annos, o il motu proprio di Giovanni Paolo II, “Ecclesia Dei” del 1988, non sono mai stati accolti nella Chiesa di Francia, in quanto questi a questi testi si attribuisce da oltre 20 anni la stessa falsa logica che “La Croix” attribuisce ancora oggi al motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI.

Ma, con buona pace di Frédéric Mounier, la realtà è ben diversa.

Anno dopo anno cresce il numero dei fedeli che fanno la scelta della forma straordinaria del rito romano. I fedeli provengono per la maggior parte dal nuovo rito e non hanno dovuto fare delle scelte nel 1970, semplicemente perché non erano ancora nati. Venuti dal nuovo rito e scoperta la Messa tradizionale, fanno la loro scelta libera e adulta e preferendo una liturgia che li nutre di più. E ‘un dato di fatto e accade oggi. Conoscono il rito di Paolo VI, e se passano da un rito ad un altro, è chiaro che passano dal di Paolo VI a quello di Giovanni XXIII. Questo non solo tra i fedeli, ma anche nelle comunità religiose (Francescani dell’Immacolata, cistercensi di Mariawald, benedettini di Norcia). Grazie signor Mounier, ma in queste circostanze concrete e reali non c’è nessun bisogno di un testo per coloro che sono “disturbati dal passaggio rito di Paolo VI”

.Infine, oltre il 14% delle ordinazioni “secolari” sono per la forma straordinaria (Paix Liturgique n. 183, 22 giugno 2009), quasi il 20% dei seminaristi sono destinati a forma straordinaria (Paix Liturgique, n. 176, 4 maggio 2009), e il 25% delle vocazioni francesi si indirizzano alla forma straordinaria (Paix Liturgique , n.199, 12 ottobre, 2009). Torneremo presto su questo argomento. Diciamo semplicemente che questo indicatore mostra chiaramente che l’attaccamento al rito tradizionale è sicuramente una scelta per il futuro che si sta verificando nella Chiesa di oggi, e non qualcosa che appartiene al passato. In totale, su quattro seminaristi francesi, uno si orienterà – o si è già orientato –verso la forma straordinaria o il bi-formalismo. Va ricordato che in dieci anni il numero di 9.000 sacerdoti diocesani attualmente attivi in Francia (su 15.000 sacerdoti) sarà ridotto, secondo le proiezioni più ottimistiche, a 5.000, e il numero dei sacerdoti orientati alla forma “straordinaria”, nella prospettiva per loro più pessimista, tenderà al 10%. E Frédéric Mounier continua, imperterrito, come nel 1970, a dire che “il proprio motu non riguarda a priori che un piccolo numero di persone che hanno familiarità con il latino, turbate dal rapido passaggio al rito di Paolo VI” …

2 – “I  vescovi francesi si trovano di fronte alla rivendicazione di una nuova liturgia

Cosa? La forma straordinaria del rito romano, la  Messa di San Gregorio Magno, la Messa del Santo Curato d’Ars, il Messale di Giovanni XXIII, la Messa celebrata ogni mattina in San Pietro a Roma, davanti ai Padri conciliari, durante tutto il Concilio Vaticano II … una “nuova” liturgia?!

Che grande esempio di giornalismo in malafede!

Nelle parrocchie in cui esiste un gruppo stabile di fedeli legati alla precedente tradizione liturgica, il parroco deve accettare di buon grado le loro richieste per celebrare la Messa secondo il rito del Messale Romano edito nel 1962“, dice l’articolo 5, paragrafo 1 del Motu Proprio Summorum Pontificum.

In realtà, i vescovi non sono di fronte alla rivendicazione di una nuova liturgia, ma dopo quaranta anni di esclusione dei fedeli, di liturgia da apartheid e di rifiuto del dialogo, si trovano di fronte alle proprie responsabilità e al proprio equilibrio.

Che cosa hanno fatto in quarant’anni per quel 34% di cattolici che frequenterebbe la Messa tradizionale, se fosse celebrata nelle loro parrocchie? Che cosa hanno fatto delle innumerevoli e rispettose richieste di celebrazione della liturgia tradizionale presentate dopo il motu proprio del 1988?

La scoperta può essere brutale, ma il problema non è nuovo. Avere ripetuto – e ripetere ancora oggi – che non c’è nessun problema liturgico Francia, o che la questione riguarda un popolo  di “pochi”, non cambia la realtà.

Non è una rivendicazione chiedere ai vescovi di rendere accessibile alla Chiesa universale il tesoro del latino e del gregoriano, la Messa del Beato Giovanni XXIII. Una percentuale molto elevata di cattolici lo chiede. Non è troppo tardi. I seguaci di Cristo – lo ripetiamo in tutti i modi a beneficio di chi dà indicazioni diverse – hanno diritto ai Sacramenti. Questo diritto esiste, in effetti, se lo si intende come la traduzione moderna dell’ adagio: “La salvezza dei fedeli è la legge suprema“. E poi, alcuni dei fedeli (pochi), chiedono, in Francia, la celebrazione secondo il rito orientale: giustamente si è data loro ragione. Altri (tra cui la comunità portoghese) richiedono messe nella loro lingua madre: ci si è organizzati per soddisfare i loro bisogni spirituali. Ma un fedele di Cristo su tre vi chiede ovunque, in qualsiasi luogo, a voi, padri delle loro anime, di celebrare la Messa secondo il l’ usus antiquior, e non si vuole soddisfare la loro richiesta.

3 – “Il Papa celebra, ogni giorno, in comunione con i vescovi del mondo, secondo il rito di Paolo VI“.

Come dice giustamente il sito Observatus Summorum Pontificum: “Con questo appello neo gallicano …all’uso romano, i vescovi  ’ricordano che il papa celebra, ogni giorno, in comunione con i vescovi di tutto il mondo secondo il rito di Paolo VI. ” Ora è il Papa ad essere in comunione con i vescovi … “

Questo argomento non è nuovo ma è più convincente?

Ancora una volta, lasciamo la parola a Denis Cronan, attivista per l’opzione gregoriana attivista e classica nel nuovo rito: http://pagesperso-orange.fr/proliturgia/Informations.htm “Sulla questione liturgica, i vescovi hanno anche ricordato che il papa celebra, ogni giorno, in comunione con i vescovi del mondo, secondo il rito di Paolo VI. Decisamente, i vescovi di Francia sono in una cattiva fede disarmante: osano sostenere che celebrano la liturgia di Paolo VI come il Papa, quando tutti possono notare come le chiese sotto la loro responsabilità siano diventate il più variegato terreno di esperienze liturgiche!

Come fanno i vescovi, soprattutto in Francia, per celebrare come il Santo Padre? Crocifisso centrale, candelieri sull’altare, incenso, i paramenti liturgici degni, momenti di silenzio, canto gregoriano, consacrazione col Canone romano (l’unico che avvicina i messali di Paolo VI e Giovanni XXIII), comunione sulle labbra e in ginocchio (quando il vescovo Nourrichard e altri suoi colleghi hanno vietato tali pratiche, a loro dire, a causa dell’influenza H1N1) … Queste sono alcune caratteristiche distintive delle messe celebrate da Benedetto XVI.E’ quello che si vede ogni Domenica nelle cattedrali?

Se il Santo Padre celebra la forma ordinaria del rito romano in maniera esemplare, chi può dire altrettanto?

In Francia, una manciata di vescovi, non di più. E certamente non quelli che si lamentano di “richieste” di fedeli legati alla forma straordinaria!

4 – “ Il motu proprio sottolinea il ruolo dei vescovi come custodi della liturgia, dunque è l’autorità episcopale ad essere contestata“.

E’  veramente la ciliegina sulla torta! La disinformazione si completa con l’ultima frase in cui si afferma una verità “il motu proprio ricordan il ruolo dei vescovi come custodi della liturgia” per giungere a una conclusione del tutto in contrasto con la realtà.

Infatti, se i vescovi sono i custodi “della liturgia”, lo  sonodi ogni liturgia, compresa la forma straordinaria. Essi devono innanzitutto avere in mente il bene dell’unità della Chiesa, l’obbedienza al Papa, la carità e il buon senso di applicare il desiderio del Papa! Essi dovrebbero avere a cuore e facilitare l’applicazione pratica e generose delle disposizioni contenute nel motu proprio Summorum Pontificum.

La loro autorità episcopale non è “contestata”, salvo affermare che è il Papa che è l’autore di questa contestazione. Quello che chiedono i fedeli ai loro vescovi, è proprio di utilizzare la loro autorità per seguire le indicazioni romane e attuarle a livello diocesano.

Purtroppo, in molti casi, l’autorità episcopale non è esercitato in questa direzione, ma nello scoraggiare i sacerdoti dal celebrare la forma straordinaria. Torneremo presto su dossier specifici che, da Versailles a Parigi, da Langres a Reims e da Metz ad Angouleme illustreranno la diffidenza che molte amministrazioni diocesane della Francia mostrano nei confronti di un ministero aperto alle necessità spirituali del loro gregge.

La nostra conclusione

Oggi, 40 anni dopo la promulgazione della nuova Messa, vi è una forte domanda di  riconciliazione dei fedeli e dei loro pastori nella Chiesa cattolica, una, santa, apostolica e romana.

I tempi sono maturi, si potrebbe dire. Ma a condizione di lavorare tutti insieme in questo sforzo. Nella chiarezza e nella sincerità e finalmente nel consentire ai battezzati di esprimere il loro parere nei settori cruciali della liturgia e del catechismo.

Verrà un giorno, ed è vicino, nel quale tutti noi incontreremo nelle nostra diocesi e nelle nostre parrocchie le legittime diversità, riunite da pastori che si prenderanno cura di riparare il mantello di Cristo. E ‘l’ordine del giorno evangelico, e, oggi, anche il senso della storia. È inutile e distruttivo allargare i vecchi fossati  come fa “La  Croix”. E’ opportuno invece far cicatrizzare le fatali lacerazioni generate da tale distacco.

[1]. Il rapporto tra Bayard e il Cardinale Vingt-Trois è abbastanza complesso, a volte di alleanza oggettiva (come nell’articolo di cui parliamo), a volte di attrito (nel febbraio del 2007, “La Croix” aveva volontariamente inasprito una dichiarazione dell’arcivescovo di Parigi per il 30 ° anniversario dell’ occupazione di Saint-Nicolas du Chardonnet, cosa che era molto dispiaciuta il Cardinale).

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