Di seguito è riportata la seconda parte dell’articolo di Suor Maria Cecilia Pia Manelli, delle Francescane dell’Immacolata, apparsa sul penultimo numero del “Settimanale di Padre Pio“, recentemente raccomandato all’attenzione dei visitatori del blog.
Se il vero culto a Dio – pietas – è l’offerta-immolazione di se stessi a Dio per mezzo di Maria, chi si consacra a Lei, per assomigliarle e in Lei trasfigurarsi, diviene il culto spirituale più perfetto e gradito a Dio, in quanto non offre e immola solo se stesso, ma è la Vergine Santa stessa che immola il consacrato ed Ella si immola con lui perché sia dato il massimo culto a Dio. Quest’azione di immolazione del consacrato e di coimmolazione della Vergine Santa con lui e in lui, si fonda sull’Immacolata stessa, sul suo essere proxima Deo:
a) Maria è la prima cultrice di Dio: Ella è, infatti, la prima ad aver reso un perfetto atto di culto a Dio con la sua Immacolata Concezione. Quale atto di pietà poteva essere più gradito a Dio dell’offerta che Maria fece di sé, quale «sacrificio vivente» immacolato e illibato, puro e senza macchia? La sua Immacolata Concezione fu la lode più alta e sublime che poteva essere innalzata al Creatore e per tale privilegio Egli sarebbe stato glorificato da ogni generazione per tutti i secoli.
b) Maria è la contemplatrix Dei per eccellenza: il Vangelo dipinge meravigliosamente lo spirito di preghiera, di raccoglimento e di unione con Dio, che Maria possedeva in grado sommo: «Maria custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore» («Maria autem conservabat omnia verba hæc conferens in corde suo»: Lc 2,19). L’atteggiamento primario di Maria è orante e contemplativo: all’Annunciazione, quando fu visitata dall’Angelo Gabriele nel silenzio della casetta di Nazareth, mentre Ella era sicuramente assorta nella lettura della Sacra Scrittura; a Betlemme, dopo aver dato alla luce il Redentore del mondo, la vediamo in contemplazione del Dio fattosi piccolo bambino; alla visita dei Re magi, che trovarono Maria in adorazione accanto al Nato Messia; nei trent’anni di vita in unione con suo Figlio a Nazareth; sotto la Croce sul Calvario, unita nell’offerta del sacrificio cruento della crocifissione; a Pentecoste, in preghiera insieme agli Apostoli. La vita di Maria fu una ininterrotta contemplazione dei misteri di Gesù. Contemplazione che in Lei divenne partecipazione attiva spirituale e mistica, a tutte le sofferenze del Figlio.
c) Maria è stata una liturgia vivente. Sappiamo bene come il termine liturgia derivi da due parole greche: lao.n ed e,rgon, che significano “azione per il popolo”, “servizio reso al popolo” o “servizio direttamente prestato per il bene comune”. Anticamente, infatti, il termine liturgia indicava qualsiasi azione fatta a beneficio della società. Non aveva, perciò, il significato spirituale che possiede oggi. Ad esempio era considerata una liturgia l’armamento di una nave o l’allestimento del coro nel teatro greco, come scrive Matias Augé in Liturgia. Storia, celebrazione, teologia, spiritualità.
Ebbene, sicuramente Maria è Colei che ha compiuto la più perfetta e salvifica liturgia, o “azione per il popolo”, con il suo consenso all’Incarnazione e con la sua Corredenzione.
1. Consenso all’Incarnazione: senza l’Incarnazione, infatti, non ci sarebbe mai stata alcuna liturgia, nel senso pieno del termine. È solo Cristo, infatti, che ha trasformato l’antico culto nel culto spirituale dovuto a Dio. Il “Fiat” di Maria fu un atto di culto perfetto in sé e, nello stesso tempo, fu il primo atto liturgico per eccellenza, poiché in Lei si incarnava il Verbo di Dio, il Divin Liturgo. Ella diveniva, in tal modo, il primo altare sul quale il Cristo si immolava per la nostra salvezza. Nello stesso tempo il grembo di Maria fu l’altare in cui Ella stessa si offrì in unione col Figlio, donandogli la sua carne e il suo sangue verginali, per il riscatto dell’uomo. L’Incarnazione nel grembo di Maria è così una mistica prefigurazione del mistero della transustanziazione dell’Eucaristia nella Santa Messa.
2. Nove mesi di gestazione: dal suo “Fiat” e per i nove mesi successivi, la Vergine portò nel grembo il Sommo Sacerdote. Come scrive Pecci (ne Il sorriso della “Madre”), il seno di Maria fu il Tempio vivo nel quale «si celebrò il mistero della prima liturgia sulla terra del peccato. La prima liturgia difatti ebbe luogo e si svolse nel seno della Vergine Immacolata, intorno all’altare palpitante del suo cuore, nel Santuario che la Triade Santissima si elesse e la divina Sapienza si formò tagliandovi ed erigendovi le sette colonne delle Virtù, dei Doni dello Spirito Santo e delle Beatitudini. Si svolse quella liturgia nell’ora che il Sacerdote Eterno, il Figlio di Dio, assumendo da Maria il pontificale paludamento dell’umana carne, entrava nel celeste tabernacolo con in pugno la coppa del sangue del nuovo testamento, e, per il fatto stesso dell’umiliazione infinita, dell’abbassamento dell’incarnazione, unitamente alla madre, avanti al trono del Padre celeste, s’immolava per i peccati del mondo. Fu allora che, anticipandosi l’ora dell’immolazione cruenta dell’Agnello senza macchia, per la prima volta, fu cantata sulla terra la preghiera dettata dal Salvatore: fu cantata nell’eloquenza melodica della prima sua perfettissima attuazione in Maria. Erano in quell’ora, non semplicemente potentissima implorazione ma realtà, piena, tipica, la santificazione del nome di Dio, la discesa del Regno, il compimento della sua volontà e inoltre il dono del pane quotidiano, alimento della nuova creatura, la remissione dei peccati, la vittoria e la liberazione totale da satana. Fu cantata la prima volta sulla terra, nel grembo verginale di Maria, e oggi e fino alla consumazione dei secoli la Chiesa ne rinnova e rinnoverà la celebrazione nella Santa Messa, la quale è fruttuosa, per il sacerdote celebrante e per coloro che vi partecipano, nella misura stessa che è, non una materiale e meccanica recitazione di formule ed esecuzione di gesti, da parte del ministro sacro, non una partecipazione esteriore e passiva da parte di chi vi assiste, ma, per entrambi, un effettivo e vivente dono e sacrificio di se stessi, associati all’offerta e all’immolazione compiuta da Gesù in unione con la Madre».
3. I trent’anni vissuti da Maria con Gesù a Nazareth furono, per così dire, gli anni del Tabor della Vergine, prima di cominciare il doloroso tragitto verso il Calvario accanto al Figlio. Furono anni di contemplazione continua di Dio presente realmente nel suo Gesù, di unione estatica e adorante con la sua divinità. A quali altezze di preghiera sublime sarà stata elevata la Madonna in quei trent’anni! Ella era più che mai l’adoratrice perpetua perfetta: Ella pregava con Gesù e in Gesù per tutta l’umanità. E la sua preghiera ininterrotta si trasformava ogni giorno di più in offerta generosa di se stessa per i peccati del mondo intero. Ella si trasfigurava nel Figlio ed il Figlio si trasfigurava nella Madre in un’estasi d’amore sovrumano e divino.
Anche il consacrato a Lei, dovrebbe vivere nella sua anima il Tabor di Maria, immergendosi completamente in Lei e lasciandosi da Lei immergere in Gesù. Solamente trasfigurandosi sul Tabor della Vergine, infatti, il consacrato potrà ascendere verso il Calvario senza temere alcuna prova e sofferenza. La vita di preghiera mariana non può che far salire verso il Tabor della Vergine, in cima al quale si trova Cristo accanto alla Madre sua, preparazione all’ascesa al Calvario, dove si trovano nuovamente Madre e Figlio sfigurati dal dolore più atroce. I trent’anni vissuti da Maria accanto a Gesù e viceversa, indicano in sostanza la necessità della preghiera incessante, dell’unione costante con Dio che si realizza in Maria e per Maria. Trent’anni di vita insieme, rispetto ai tre anni di vita pubblica, è un dato indice dell’importanza primaria che la vita di preghiera deve avere su qualsiasi attività, che sarà tanto più fruttuosa quanto più intensa, continua, perseverante e fervente sarà stata la preghiera.
4. Il Calvario è sicuramente il luogo dove Maria non solo partecipa alla Somma liturgia del Sacrificio cruento del Figlio sulla croce ma Ella stessa diviene una perfetta liturgia grazie alla sua coimmolazione e compassione con il Redentore. Ai piedi della Croce Ella è la Virgo Sacerdos, che offre Gesù al Padre in sacrificio di soave odore (cf Ef 5,2). È la suprema vetta della pietas: la fusione dei Cuori e delle Volontà di Maria e di Gesù nel sacrificio di se stessi per la salvezza dell’umanità. Ed è la vetta alla quale conduce la Consacrazione alla Madonna. La preghiera sul Calvario e sulla Croce è il vertice della contemplazione orante, che si concretizza nella donazione totale di se stessi per la salvezza delle anime. È chiaro, in tal modo, che la vita di pietà del consacrato a Lei non può fermarsi sul Tabor della Vergine, ma deve necessariamente giungere sul Calvario, sotto la Croce, per poter portare frutti abbondanti di grazie e di conversione, per poter salvare e redimere.
5. Immacolata e Corredentrice: l’essere e l’operare dell’Immacolata, dunque la sua immacolatezza e la sua Corredenzione materna, costituiscono l’essenza della sua missione di Madre. L’anima che si consacra all’Immacolata partecipa in un certo qual modo a tale Maternità Divina. La preghiera diviene perciò l’espressione più alta e sublime della Maternità spirituale. Una madre ama veramente i propri figli se, oltre a curarne la crescita fisica, si preoccupa di favorirne anche quella spirituale, perché corpo e anima si armonizzino tra loro in un equilibrio perfetto. La Maternità spirituale trova nella preghiera la sua realizzazione concreta. Pregare per le anime e tradurre tale preghiera in sacrificio generoso e disinteressato, è l’apice dell’amore materno, sempre pronto ad immolarsi per i propri figli. La preghiera ha, dunque, un aspetto materno – di conseguenza mariano – intrinseco: il pregare è un’esigenza che nasce dall’amore materno. Come la madre genera la vita, così la preghiera genera le anime alla vita soprannaturale, perché essa è l’espressione della fecondità dell’amore. La madre feconda per eccellenza è Maria santissima – Madre del Cristo, Madre della Chiesa, Regina del cielo e della terra –, per cui la preghiera è in se stessa mariana. Ella è la creatura che personifica la preghiera: Maria è la piena di grazia, la piena di Spirito Santo, dunque la piena di preghiera, ossia la piena di unione con Dio. (continua)






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