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Attualità e riflessioni

Silenzio… fuori ordinanza: decisamente provocatorio!

sacrificiumPremesso che, come brevemente ed efficacemente dicono a Roma, “nun me ne po’ ffregà ‘dde meno“, essere etichettato come “tradizionalista”, con tutto quanto di negativo è sottinteso da parte di molti che si definiscono “progressisti”, a volte ha i suoi vantaggi: guardare alla scienza come qualcosa da inserire nel creato e di atto a meglio comprendere lo stesso evita ogni dogmatismo scientista (sì, i Dogmi sono altri…) e soprattutto evita di “reinterpretare” una fede che, sulla base del progresso scientifico in vari campi, si vorrebbe “attualizzare” addirittura nei fondamenti costitutivi. Per questo l’articolo che segue, di Jacov Levi (da psicanalisi.it), che si inserisce nel panorama di interventi e riflessioni sul silenzio nella liturgia, può senz’altro essere ritenuto provocatorio da chi, sulla scia del “Sola Scriptura” e con intento più pedagogico che liturgico infila la  ”mensa della Parola” in qualunque atto di qualunque tipo, mentre al massimo farà scuotere il capo ai “tradizionalisti”  nell’immaginazione delle conclusioni che i primi potrebbero trarre e che spiegherebbero il motivo di tanta  riottosità al silenzio nella liturgia e verso il riconoscimento della dimensione sacrificale della Messa…

 

Il silenzio e la parola

2 marzo 2003

Taccia ogni mortale davanti al Signore, poichè egli si è destato dalla sua santa dimora (Zac., 2,17)

Freud ha più volte contemplato la possibilità dell’esistenza di comunicazioni tra creature umane che avvengano a livello telepatico, ovvero senza bisogno dell’uso della parola. Nel 1932 scrive: “Il fenomeno dell’induzione del pensiero è molto vicino alla telepatia…Esso dà per certo che processi psichici in una persona…possano trasmettersi attraverso lo spazio libero a un’altra persona, senza valersi delle vie conosciute di comunicazione fondate su parole e su segni” 1.
Dopo aver riferito alcuni casi, da cui potrebbe essere dedotta l’esistenza del suddetto fenomeno, conclude:

Il processo telepatico consisterebbe nel fatto che un atto mentale di una persona suscita il medesimo atto in un’altra persona. Ciò che sta tra i due atti mentali può benissimo essere un processo fisico, ove lo psichismo a un’estremità si trasforma appunto in questo processo fisico, e quest’ultimo, all’altra estremità, si trasforma nel medesimo psichico. L’analogia con altre trasformazioni, come quella del parlare e dell’ascoltare al telefono, sarebbe allora evidente [Omissis]…E’ noto che rimane un mistero come venga a formarsi la volontà collettiva in grandi comunità di insetti. E’ possibile che si formi per mezzo di questa trasmissione psichica diretta. Nulla vieta di supporre che questo sia il mezzo originario, arcaico di comunicazione tra gli  individui,  e che nel corso dell’evoluzione filogenetica esso sia stato sopraffatto dal metodo migliore di comunicare che si avvale di quei segni che gli organi di senso sono in grado di captare. Ma chissà che il metodo più antico non sia rimasto nello sfondo e si affermi ancora in certe condizioni, per esempio nel caso di una folla eccitata dalle passioni. Tutto ciò è ancora incerto e denso di insoluti enigmi, ma non vi è ragione di spaventarsi. 2

Freud avanza, dunque, l’ipotesi che il pensiero sia stato il mezzo arcaico di comunicazione tra gli individui, e la parola quello più recente. Questa sarebbe in grado di avvalersi di quei segni che gli organi di senso sono in grado di captare.
Tuttavia, la seconda parte della frase è in stridente contraddizione con la prima.
Infatti, la trasmissione psichica diretta era quella di cui meglio si avvalevano i sensi.
Della parola si può avvalere solo il senso dell’udito, mentre della comunicazione psichica diretta si possono valere istanze psico-biologiche molto più sensibili e ricettive, anche se per il momento non le possiamo definire con precisione.
“Sopraffatto dal metodo migliore”? Qualcuno può dubitare che il pensiero sia un mezzo molto più efficiente di comunicazione, immediata e non mediata,  della parola, che si presta invece a continui fraintendimenti e depistamenti?
Proprio una folla eccitata dalle passioni comunica in maniera molto più efficiente di un gruppo di individui che, non condividendo la stessa emozione, devono cominciare a dilungarsi in spiegazioni. 
E l’allusione alla possibilità che forse ci sia di cui spaventarsi, all’eventualità che proprio la comunicazione telepatica sia stata la più arcaica?
Non ci sentiamo affatto rassicurati, e proprio qui “Il Perturbante” freudiano si fa strada.
 
Per cercar di capire che cosa sia la parola, mi servirò dell’articolo di Reik in cui spiega magistralmente cosa sia il silenzio 3.
Prendendo lo spunto dal versetto di Sofonia: “Silenzio, alla presenza del Signore Dio, perché il giorno del Signore è vicino, perché il Signore ha preparato un sacrificio, ha mandato a chiamare i suoi invitati” (1,7), Reik comincia la sua analisi dall’associazione del testo stesso tra “silenzio” e “sacrificio”, che appare nel contesto di “banchetto sacrificale”, poiché ha mandato a chiamare i suoi invitati.
Citando Robertson Smith e Freud, fa derivare il sacrificio dall’uccisione del Totem e dalla celebrazione del pasto totemico, che celebra la commemorazione e l’espiazione per il parricidio primordiale. 
Reik continua:

Let us imagine ourselves for a moment in the situation of the primitive horde, which in the primal form of the totemic meal has perpetuated the dark deed of the united brothers. Let us assume that this festure of silence after the deed is present, as it was among the ancient Arabs after the laying of the consecrated camel. What can it have signified? Perhaps our psycho-analytic knowledge of psychoneuritic symptoms, which has so often helped us to elucidate archaic problems, will suggest an explanation. The silence of patients under analysis often seems to us a sign of unconsious resistance. An intelligent lady who was suffering from an obsessional neurosis gave a more special significance for her silence. The greater her resistance, the weaker became her voice, until at last she was quite silent. She once explained, spontaneously, that her silence really meant death. She condemned herself to death as a punishment for ill-wishing her interlocutor. Freud, in his article on the choice of caskets has given this same interpretation of silence.

Silenzio significa dunque morte, condensata con senso di colpa per pensieri malvagi.
Coloro che non parlano sono i morti e, nella stessa condensazione, che si sentono in colpa per la morte, e quindi si identificano con il morto.
Reik continua:

We ought perhaps to understand this symptom of silence as the first sign of a consciousness of guilt, of remorse and identification with the dead, which overcomes the brothers after the murder. We are all involuntarily silent beside a deathbed. In the silence of the brothers there was disillusion and sobriety after their deed of violence; and at the same time an unconscious identification with the dead; it was as though the silence of the dead had projected itself upon them. At the same time, their silence was a symptom of a somber consciousness of guilt. By this silence they so to speak sentenced themselves to death. So potent and primordial was the operation of the ancient and unwritten law of an eye for an eye, a tooth for a tooth.

Forse non è superfluo menzionare che anche oggi, quando si vuole rendere omaggio a un deceduto, ci si alza in piedi e si “rispetta” qualche minuto di silenzio, ovvero, si tace, come il morto, e così facendo ci si identifica con lui. 
“Noi ti amiamo, ti rispettiamo, e quindi siamo momentaneamente morti come te”
 
Il versetto biblico di Sofonia ci dice in maniera esplicita: prima il silenzio e dopo il banchetto del pasto totemico. Il motivo del silenzio tra i partecipanti al rito del sacrificio era presente anche tra gli antichi arabi che, dopo che la vittima era stata uccisa, si disponevano intorno all’altare in silenzio. 
F. Ovak, nel suo commentario al versetto biblico scrive: “We know of the ancient Arabs that after the victim was slain they sorrounded the altar for some time in silence” 4 .
Quindi, possiamo inferire che nell’evento preistorico originale, ripetuto per migliaia di anni, prima vi sia stata la comunicazione telepatica, il mezzo più efficiente di tutti, per mezzo del quale si riuscì a sopraffare il padre, poi il grande silenzio, e poi l’esplosione orgiastica di gioia in cui il Padre fu divorato.
Reik in “Lo Shofar” 5 ci spiega come la musica sia nata dall’imitazione della voce del Padre ucciso. Imitando la voce del Padre ucciso e identificandosi con lui, si lenisce il suo dolore, in quanto lo si assume, e nella stessa condensazione viene mitigato anche il senso di colpa.
Quindi, la musica nacque per mitigare il senso di colpa per l’uccisione del padre attraverso l’identificazione, e per esprimere la gioia orgiastica della sua disfatta in un’unica condensazione.
 
Nel corso dell’evoluzione umana, alle pulsioni dell’Es che trovano la propria scarica attraverso l’effetto catartico della musica, si condensa una musica che, sotto la pressione delle pulsioni dell’Io, assume sempre di più l’aspetto di parole, ma la traccia mnestica che queste debbano la loro origine a una trasformazione delle pulsioni dell’Es rimane nell’espressione, comune a molte lingue,: “Le tue parole sono musica per me” 6.
Le parole più belle e autentiche sono quelle dei poeti, e la poesia, all’inizio, non era separata dalla musica, come non lo erano la tragedia attica e il ditirambo dionisiaco 7, che celebravano l’agonia della bestia uccisa e la gioia orgiastica per la sua morte.
La musica, infatti, è strumento di dolore tragico e di gioia orgiastica, e tutta la gamma delle emozioni umane può essere espressa attraverso questo medium.
Quindi belle parole equivalgono a musica, e per avere lo stesso effetto leniente  devono essere autentiche, non mediate da sovrapposizioni, ovvero devono inconsciamente richiamare alla mente le emozioni originali.
Alla comunicazione telepatica, che secondo Freud era stata il mezzo più arcaico, e che fu il medium più effettivo alla sopraffazione del capo dell’orda, seguì il grande silenzio, e poi l’esplosione orgiastica di gioia, accompagnata dal divoramento e dalla mimica dei gesti e della voce del Padre ucciso.
Mentre la telepatia è uno strumento di comunicazione diretto e non contaminato dalle 
sovrapposizioni dell’Io, la parola si presta a diventare il servitore delle resistenze. Spesso tacendo diciamo di più che parlando, e la parola viene usata per depistare più che per rivelare. Come evidenziato da Reik, è il silenzio lo strumento rivelatore, non la parola, ed è attraverso quello che avviene la comunicazione telepatica, come anche attraverso l’eccitazione della folla. I riti più solenni vengono celebrati nel silenzio più assoluto.  Come evidenziato da Reik 8, Lust, piacere, deriva da losen, ascoltare in silenzio. A questo si alterna l’eccitazione orgiastica, come durante il banchetto sacrificale. Nei rituali semitici le alte lamentazioni durante il sacrificio erano originalmente un rito obbligatorio per la morte dell’animale sacrificato, e subito dopo venivano grida di esultazione 9.
Nell’Antiochia precristiana la morte e resurrezione di Adonis era rappresentata in forma drammatica. Il dio resuscitato era accolto con grida di gioia estatici per le strade della città e la folla gridava: “ Coraggio credenti! Un dio è stato salvato, così noi saremo salvati dal nostro lutto” 10.
Il rituale della chiesa greco – ortodossa della stessa Antiochia procede oggi alla stessa maniera: la settimana pasquale e celebrata in un grande lutto e finisce Sabato a mezzanotte. Al dodicesimo rintocco il vescovo appare alla folla ed annuncia l’Evangelium: “Cristo è risorto!” La folla prorompe in un grido: “Sì, è risorto” e tutta la città risuona di canti di giubilo e di fuochi di artificio 11.
Ancora oggi, in quasi tutte le culture vige l’usanza di mettersi a tavola dopo un funerale. Gli ebrei la chiamano Seudat Havraah (pasto di guarigione), presso alcuni popoli si usa mangiare sulla tomba stessa del defunto, traccia mnestica del banchetto primordiale, e questi pasti avvengono dopo le celebrazioni funerarie in cui si è prestato il dovuto rispetto al morto, raccogliendosi in silenzio durante la Messa o sulla sua tomba.
 
L’evoluzione era stata dunque la seguente: telepatia – silenzio – musica orgiastica e di lutto – canto – poesia – parole.
Ed ecco come da un pensiero (Es) – telepatia – azione si sia passati gradualmente a un pensiero (Io) – parole – strumento di rimozione.
Ed ecco perchè solo la creatura umana usa la parola. La sua introduzione fu parallela a quella della rimozione.
Il Verbum Dei, che come ci dice l’espressione stessa è la voce del Padre (ucciso), attraverso il processo di distillazione e d’identificazione diventa il Logos, la voce del Figlio. Come tale, leniente di dolore e salvifico, ma strumento di rimozione. 
 
L’essere umano è l’unico tra gli animali che conosca l’uso della parola. La genesi del bisogno di sostituire lo strumento arcaico con quello più recente, particolarmente alla luce del fatto che il primo è anche molto più efficiente del secondo, è nel bisogno di rimuovere un contenuto che non vogliamo lasciar emergere alla coscienza. Questo è lo strumento di comunicazione arcaico, la telepatia, che era stato il veicolo dell’Es e che aveva permesso, con la sua stessa efficenza, la perpetrazione del misfatto.
Sotto il peso del senso di colpa è stato rimosso e si è gradualmente atrofizzato.
Q. Zangrilli, in “
Sogno e telepatia” 12, porta degli esempi in cui la telepatia è emersa da sotto le sovrapposizioni posteriori, quelle della parola. Come ogni contenuto dell’Es, cerca di farsi strada come può, ed ogni tanto ce la fa, ma la nostra eredità filogenetica ci impone sempre di nuovo la rimozione.
 
Nietzsche aveva intuito che la parola è uno strumento di resistenza contro la conoscenza:

Le parole ci impediscono il cammino. Ovunque i primitivi stabilivano una parola, credevano di avere fatto una scoperta. Ma come diversamente stavano le cose in verità! Essi avevano toccato un problema e, illudendosi di averlo risolto, avevano creato un ostacolo alla sua risoluzione.
Oggi, ad ogni conoscenza, si deve inciampare in parole dure come sassi 13, eternizzate, e invece di rompere una parola ci si romperà una gamba 14, (Aurora, 47).

Adesso ci diventa chiara la strana frase di Freud: “Tutto ciò è ancora incerto e denso di insoluti enigmi, ma non vi è ragione di spaventarsi” ovvero, “fino a che rimangono gli enigmi non vi è ragione di spaventarsi, ma vi sarà una volta che l’enigma sia chiarito, e la pulsione sia emersa dalla rimozione”.  

© Iakov Levi

Note: 1 Sigmund Freud, “Sogno e occultismo” in “Introduzione alla psicoanalisi”, 1932, in Opere, B.Boringhieri, Torino 1989, vol.IX, p.153.
2 Ibidem, p.168.
3 Theodor Reik, “The Meaning of Silence”, in Dogma and Compulsion, International Universities Press, New York  1951, pp. 264 – 268. 
4 Citato da Reik, ibidem, p.267. 
5 In  Il rito religioso, Boringhieri, Torino 1949 e 1969. 
 6 “Dal grido e dal gesto concomitante è sorto il linguaggio: qui con l’intonazione, l’intensità, il ritmo, si esprime l’essenza della cosa, con il movimento della bocca si esprime la rappresentazione concomitante, l’immagine dell’essenza, l’apparenza” (Friedrich Nietzsche, Frammenti postumi 1869-1874,  3 [15].  
7 Nietzsche scrive: “L’antico ditirambo è puramente dionisiaco [Dioniso = capro = Padre]: è davvero trasformato in musica. Ora si aggiunge l’arte apollinea: essa introduce l’attore e il coreuta, imita l’ebrezza, aggiunge la scena, con l’insieme del suo apparato artistico cerca di avere il sopravvento: soprattutto con la parola, con la dialettica. E trasforma la musica in serva…” (op.cit, 3 [27] ); “Musica ricavata da una materia tragica – non è più la bellezza ad essere spiegata, ma il mondo: per questo dalla musica sgorga il pensiero tragico che contraddice la bellezza (op.cit., 3 [41] ); “Il nostro sviluppo musicale è il prorompere dell’impulso dionisiaco (op.cit., 5 [38] ); “Se l’elemento musicale perde terreno, e tuttavia la visione musicale del mondo è destinata a conservarsi, dov’è che si rifugia tale elemento? (op.cit., 5 [87] ); “La straordinaria forza mimica della musica – per via di un suo straordinario sviluppo artistico assoluto. Influsso della musica sulla poesia (op.cit., 5 [93] ); “La ritmica della poesia dimostra che l’elemento musicale viveva ancora in prigionia (op.cit., 5 [94] ); “Ora si immagini che impresa impossibile e contro natura sia comporre la musica per una poesia, voler cioè illustrare una poesia mediante la musica, magari con l’esplicita intenzione di simboleggiare con la musica e le rappresentazioni concettuali della poesia, e di procurare così alla musica un linguaggio concettuale: impresa che mi sembra simile a quella di un figlio che voglia generare il proprio padre. La musica può proiettare fuori di sé immagini: che restano però sempre riproduzioni, per così dire esemplificazioni del suo vero contenuto; l’immagine, la rappresentazione non potranno mai generare da sé la musica, e tanto meno potranno avere questa capacità il concetto o – come pure è stato detto – l’dea poetica” (op.cit., 7 [127] ); “Origine del linguaggio: come avviene che il suono sia collegato al concetto? Gli accenni artistici nella genesi del linguaggio: immagine e suono: il suono usato per trasmettere immagini (op.cit., 8 [71] ); “In questo caso, l’impressione ed il pensiero contano ancora di più: essi spezzano l’influsso struggente e divoratore della musica, lo mitigano. – Dolore primordiale. In questo senso, parola e immagine sono un rimedio contro la musica: in un primo tempo parola e immagine ci avvicinano alla musica, e in un secondo tempo ci proteggono da essa” (op.cit., 9 [135]). 
8 T.Reik, op.cit, nota 7. 
9 Ibidem. 
10 James G. Frazer,  Adonis, Attis, Osiris, London 1914, p. 212.
11 Hugo Hepding, Attis, Giessen 1903, p. 167.
12 Relazione ufficiale nel Convegno interdisciplinare “Sogno & psicopatologia”  tenutosi a Capo d’Orlando il 17 – 18 novembre 2000, in 
http://www.psicoanalisi.it/psicoanalisi/psicosomatica/articoli/psoma7.htm
13 Furono forse i sassi lo strumento del parricidio? Come è scritto: “Allora tutta la comunità intendeva lapidarli con sassi” (Nm., 14,10).  Per la pietra come sostanza concreta del dio, e non come simbolo astratto, vedi: T.Reik, “Il Mosè di Michelangelo e gli eventi del Sinai”, Supplemento di  “Lo Shofar”, in Il rito religioso, Boringhieri, Torino 1977.
14 Rompersi una gamba, come Edipo e il suo piede – pene gonfio.

Fonte: www.psicanalisi.it

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3 comments to Silenzio… fuori ordinanza: decisamente provocatorio!

  • Janey espresso maker

    An outstanding reveal, I just gave this to my colleague who has recently been conducting a little work about this. And he actually bought me lunch as I found this for him.. LOL. Hence allow me to say this: Damian Thompson, Thnx for the treat! But yeah Thnkx for spending the time to go over this. Big thumb up for this article!

  • Thank you!!
    Nice to hear a kind word of appreciation, once in a while! I am not used to it!

    Iakov Levi

  • You’re welcome. Many thanks to you!

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