Aggiornamento pagine interne

La Santa Messa dove e quando: pagina aggiornata al 25 gennaio 2010 con lo spostamento di sede a Savona

Translator

io

io

io

Novità dalla rete

Architettura

La giusta direzione, qualche scempio e una speranza

santostefanoAppena passato il primo maggio, con la soddisfazione di una Messa del primo venerdì degnamente celebrata nella forma straordinaria del Rito Romano nell’Abbazia di S. Stefano a Genova (vedi immagini nell’articolo precedente) per la prima volta dall’Abate e non da padre Gabriele (della Fraternità della Santissima Vergine Maria) abbiamo provato a fare con Google Earth un giochino il cui esito, per la verità, era scontato vista la storia dell’edificio: l’abside dell’abbazia è perfettamente orientata ad est, con oriente geografico e liturgico una volta tanto coincidenti;  così  la parola del Vangelo  è stata simbolicamente ma realmente (o quasi) proclamata verso le tenebre (sempre simboliche, s’intende…) del nord.

Sempre a proposito di simbolismo, vediamo come in passato il potere evocativo dell’edificio derivasse anche dal contesto della collocazione: il luogo di culto rappresentava il centro dello sviluppo urbanistico  e, considerate la devozione e la topografia genovese non stupisce che la civica amministrazione, ad un certo punto, abbia escogitato la formula (con il corrispondente assessorato) della “città policentrica ed educativa“, pur avendo in mente tutt’altro tipo di centri (quelli sociali in primis…) ed un conseguente concetto di educazione.E ad un diverso tipo di “centro” si è  evidentemente pensato anche con la costruzione di via XX settembre, oggi la “via” di Genova per eccellenza, che quanto a potere evocativo del nome è già di per se’ ben dotata; ma per avere idea del suo potere disgregante basta vedere le vecchie immagini: la prima (a sinistra) è anteriore alla costruzione della nuova strada, ed evidenzia bene la centralità di Santo Stefano, pur nel caratteristico “saliscendi” genovese, allora unita non solo simbolicamente alla chiesa di San Michele, poi distrutta.

sstefano

com'era: pur con un nuovo tracciato "carrabile" l'asse principale passava lungo la chiesa

 

807068921

via XX settembre agli inizi, con S. Stefano e S. Michele

ss3

via XX settembre oggi, con la chiesa di S. Stefano

La seconda immagine (sulla destra, in bianco e nero) mostra come da centro la chiesa sia divenuta appendice anche un po’ ingombrante nel nuovo assetto, posta sopra il livello di via XX settembre e da questa quasi invisibile come ancor meglio dimostra l’immagine odierna, che pure non riesce a rendere del tutto evidente la marginalizzazione di un complesso di enorme valore artistico-culturale posto da una parte sopra l’orizzonte di chi percorre una strada (appunto via XX settembre) e dall’altra infossato lateralmente rispetto a chi percorre il sovrastante corso Podestà.

Va comunque detto che tutto ciò è quasi nulla rispetto a quanto ci prospetta il “progresso”: sull’ottimo “Cantuale Antonianum” è possibile ammirare più in dettaglio quel puro gioiello di architettura ssacra (sì, proprio con due esse…) che è la nuova chiesa di Foligno concepita dal genio dell’architetto Fuksas, alla cui vista verrebbe da acconsentire a chi sostiene che nel cognome dell’illustre progettista manchi una “c” ed eccedano le ultime tre lettere (opinione scurrile, ma non quanto l’opera meriterebbe).

Foligno

la "chiesa" progettata dall'arch. Fuksas a Foligno: 3 milioni di Euro per l'edificio, più seicentomila per le "opere d'arte" (tremiamo al solo pensiero…)

Eppure tra le chiese moderne esistono anche edifici “belli”: è il caso della chiesa di Tor Tre Teste, a Roma, progettata da Richard Meyer: l’aspetto è tale che quasi chiunque vorrebbe una sede così, ma il problema, in comune al capolavoro sorto a Foligno, è proprio questo: si tratta di edifici che, nella migliore delle ipotesi, potrebbero essere destinati a qualsiasi cosa: uffici, centro direzionale, biblioteca, palestra, centro commerciale e così via; anche chiesa cattolica? sì se l’obiettivo è quello di promuovere un cattolicesimo anonimo e anodino rispetto al “politicamente corretto”, un cattolicesimo che si mimetizza nel mondo per dialogare ma che in questo modo diventa il mondo che c’è illudendosi di trasformarlo e trasformando se stesso.

treteste

chiesa di Tor tre teste (Roma) dell'arch. Meyer: anche accattivante ma non riconoscibile come luogo di culto

Se ne potrebbe scrivere e discutere a lungo, e magari non mancherebbe chi, con dottissime citazioni e qualche chilo di altrettanto e più dotte dissertazioni, dimostrerebbe la perfetta e insuperabile cattolicità insieme all’incommensurabile valore artistico e culturale di siffatti edifici, senza far mancare dati psico-sociali, teologici ed ecclesiologici che proverebbero quanto tali edifici corrispondano ad un insopprimibile ancorché non pienamente percepito bisogno individuale  e sociale di una più matura contestualizzazione del fatto religioso in se’, inteso non come elemento sovrapponibile alla (e distinguibile dalla) concreta rappresentazione oggettiva della realtà interiore e neanche come rimodulazione della realtà percepita nell’ambito di un anacronistico soggettivismo psicologistico immanentista, di per se’ fattore e sintomo di un ripiegamento intimista volto alla sublimazione in termini di religiosità dialogica estetizzante e in ultima analisi superstiziosa, ancorché presente in (e caratterizzante certe) posizioni che nel dato attuale leggerebbero semplicisticamente soltanto aspetti di criticità, evidentemente ignorandone la fecondità ideale e rinunciando a collocarla in rapporto analogico con uno sviluppo inserito in quella totalità dinamica volta al superamento tanto della pochezza di una categorizzazione empirica dell’arte – oggetto – di – consumo quanto dell’ingombrante intellettualismo dell’arte – interpretazione – di – una -particolare – concezione – estetica, ridotta in tal modo e per opposte vie concepita come una cristallizzazione percettiva del tutto sterile rispetto ad una complessità assolutamente non riconducibile a canoni interpretativi ontologici, bensì come rielaborazione adulta di una stratificazione culturale progressiva dell’oggettivazione storica dell’essere cristiano orientata ad un cammino comunitario di crescente consapevolezza escatologica che, come tale, non solo non richiede elementi identitari ma ne rifugge logicamente, in quanto di per se’ fattore universale di identità, quindi fattore cattolico di identità che trascende anche fenomenologicamente quello di identità cattolica, che se anche ha costituito una fase inevitabile di sviluppo non può certamente rappresentare il campo semantico entro il quale confinare le modalità relazionali né la sfera fattuale entro cui analizzare  i molteplici segni dei tempi e in cui canalizzare le  tensioni profetiche che inevitabilmente ne scaturiscono e che diventano così  prospettiva interpretativa radicale e al tempo stesso chiave di volta di un’ecclesiologia tanto culturalmente a-antropologizzata perché collocata in una concezione cosmologica della realtà quanto profondamente umanizzante perché capace di rinunciare alla lente deformante di tutte quelle stratificazioni  di volta in volta favorite e oggettivate dal potere che hanno pretenziosamente stabilito ed usurpato i caratteri di oggettività e verità, slegandoli dal dato storico – politico – economico oltre che dal progresso scientifico e dalle nuove consapevolezze e nuovi bisogni, caratterizzando forme architettoniche e artistiche iperstrutturate perché sovrastrutturalmente fondate e orientate ad un sostanziale immobilismo culturale tradotto in manierismo formale che, lungi dall’interpretare il fondamentale divenire e progredire delle società, porta a quell’appiattimento stilistico immediatamente riconducibile ad un malinteso senso di sicurezza e immediatamente riconoscibile attraverso lo stesso processo cognitivo che, applicato a categorie simboliche e semiotiche diverse, è lo stesso che ci fa riconoscere, ad esempio, l’oggetto – caffettiera rispetto all’ oggetto – automobile, che immancabilmente, di fronte all’una o all’altra, ci fa esclamare  ”questa è una caffettiera”  oppure “questa è un’automobile” e che, mutatis mutandis, di fronte ad uno di quegli orrori architettonici del passato ci fa immediatamente dire, con disagio, “questo è un altare”, “questa è una chiesa” o, peggio ancora, “questa è una chiesa cattolica”, negandone la cattolicità proprio in virtù della particolarità e del particolarismo.

Ora, volendo ipotizzare che avesse ragione Oscar Wilde, intellettuale che dovrebbe essere assai apprezzato dai dotti di cui sopra, quando sosteneva che “Chi adopera quattro parole quando potrebbe esprimersi con tre è un criminale capace di qualsiasi delitto“, come si dovrebbe definire  chi è capace di sprecare siffatto profluvio per esprimere il nulla?

Prosaicamente, in una determinata piazza sulla quale si affacciassero una chiesa, un ospedale, un supermercato e una piscina coperta, mi piacerebbe orientarmi immediatamente verso la meta, quale che fosse, senza dover controllare ogni numero civico e rinunciando volentieri tanto ai chilogrammi di dotte dissertazioni quanto agli edifici cui le stesse si riferiscono; pazienza se così facendo dimostrerò di essere culturalmente retrogrado, artisticamente insensibile e, peggio, cattolicamente (universalmente) particolare e particolarista ( e anche un po’ papista, e madonnista, e passatista…); e, già che ci siamo, bevo fino in fondo l’amaro calice  di ogni possibile epiteto negativo nei miei confronti affermando che guardo con speranza, ad esempio, alla chiesa inaugurata nel 2008 ad opera di quei retrogradi (papisti, madonnisti etc. etc. etc.) che sono i Francescani dell’Immacolata in missione (altra parola superata) nelle Filippine, e precisamente a Cebu City, che per di più hanno voluto  intitolare il luogo di culto a “Nostra Signora Corredentrice“.  (tutte le immagini dell’articolo sono visibili nelle dimensioni originali con un click)

veduta laterale di "N. S. Corredentrice": anche da qui nessun dubbio sulla funzione dell'edificio

veduta laterale di "N. S. Corredentrice": anche da qui nessun dubbio sulla funzione dell'edificio

cebu1

la facciata di "N. S. Corredentrice": materiale povero e "moderno" (cemento armato e blocchetti) ma vista dignitosa, essenziale e soprattutto inequivocabile (oltre che costi contenuti, come si conviene ad una missione)

 

Benché l’edificio sia molto curato, la sua realizzazione, a partire dai costi di progettazione, appare assai meno onerosa   rispetto a certi  ”mostri”, d’altra parte parliamo di una missione; né si può dire che ci sia abbandonati a chissà quale sfarzo…

ma è possibile che per vedere cose del genere occorra andare nelle Filippine??? 

 

 

anche dall'interno, pur concepito per la forma ordinaria del rito romano, è evidente la destinazione dell'edificio; si notino le panche con inginocchiatoio

anche dall'interno, pur concepito per la forma ordinaria del rito romano, è evidente la destinazione dell'edificio; si notino le porte laterali, che uniscono ragioni di sicurezza a quelle di rispetto dell'architettura locale, da noi ormai un sogno…

toh. una croce! e anche ben visibile... che anacronismo!!!

toh. una croce! e anche ben visibile… che anacronismo!!!

Stampa questo articolo Stampa questo articolo

Share This Post
  • Share/Bookmark

1 comment to La giusta direzione, qualche scempio e una speranza

  • [...] Maggio 3, 2009 in Architettura, Considerazioni, Immagini, Liturgia Appena passato il primo maggio, con la soddisfazione di una Messa del primo venerdì degnamente celebrata nella forma straordinaria del Rito Romano nell’Abbazia di S. Stefano a Genova (vedi immagini nell’articolo precedente) per la prima volta dall’Abate e non da padre Gabriele (della Fraternità della Santissima Vergine Maria) abbiamo provato a fare con Google Earth un giochino il cui esito, per la verità, era scontato vista la storia dell’edificio: l’abside dell’abbazia è perefettamente orientata ad est, con oriente geografico e liturgico una volta tanto coincidenti; così la parola del Vangelo è stata simbolicamente ma realmente (o quasi) proclamata verso le tenebre (sempre simboliche, s’intende…) del nord. Leggi tutto [...]

Leave a Reply

 

 

 

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>