“Emitte lucem tuam et veritatem Tuam: ipsa me deduxerunt et adduxerunt in montem sanctum tuum, et in tabernacula tua”; e se il monte da raggiungere è nei pressi di Minucciano, davvero, pur senza scomodare i salmi, occorre qualcosa più di una guida turistica. Minucciano è uno di quei paesi che per essere conosciuto va appositamente cercato: prima di tutto sulla cartina, con difficoltà per le assai poco ragguardevoli dimensioni, poi nel panorama, con ancora maggiore difficoltà, annidato com’è tra i ripidi versanti apuani, circondato da boschi di castagni e rilievi impervi, invisibile da quasi tutte le località circostanti, lontano dalle maggiori strade. E’ terra di confine: tra Lunigiana e Garfagnana , sul valico più basso e meno agevole, tra le province di Lucca e Massa Carrara, tra le diocesi di Lucca e Massa (e di entrambe le province e le diocesi, dopo quella di Luni, ha fatto parte); nella storia fu cuscinetto lucchese tra Granducato di Toscana e territori estensi, prima ancora ultimo territorio dei liguri (apuani) prima delle zone etrusche. Sarà forse per le conseguenze di tutto ciò che nascere lì, spesso, vuol dire preferire un pensiero dalle certezze marmoree e dai confini, appunto, ben solidi: ecco perché è o almeno è stato fino a pochi decenni fa culla di fieri anarchici e di cattolici “all’antica”, tutti senza riserve, e tutti capaci di esercitare la più rispettosa tolleranza nei confronti delle opposte certezze altrui.
In questo quadro, o meglio in questa scultura rocciosa, cercare l’Eremo della Madonna del Soccorso è ancora più difficile: si trova a un paio di
chilometri dal paese, incuneato tra i colli Riolo e Calvario (un nome, un programma…), quasi appiattito in una zona dove le rocce svettano, nascosto alla strada seppure in posizione dominante e a quasi tutte le cime che lo sovrastano; eppure, in passato, era – come Minucciano - sulla strada obbligata tra Lunigiana e Garfagnana, tra duchi e granduchi, tra Este e Malaspina, tra repubblica lucchese e tutti costoro e per questa posizione fu probabilmente costruito lì, prima dell’eremo ed in applicazione di un decreto di Ludovico II (885 d. C.) un ospitale per i pellegrini. L’eremo vero e proprio risale invece alla fine del ‘400 e nel 1550 il vescovo di Luni approvò la confraternita laicale che avrebbe scelto l’eremita destinato a custodire l’oratorio.
Dodici, fin qui, sono gli eremiti diocesani succedutisi nel compito: la figura dell’eremita (rumìt), a volte accompagnato dal novizio e a quel punto assai prossimo successore (rumitìn) che questua nelle campagne limitrofe ciò di cui poveramente vivere, è ancora ben più di un flebile ricordo nella memoria di molti. Dal 1982, anno della morte di Marco Cortesi, ultimo eremita diocesano, si è costituita la Comunità degli eremiti della Beata Vergine del Soccorso i cui componenti, provenienti da esperienze diverse (una è la Opus Mariae Matris Ecclesiae), continuano la tradizione, con l’attuale fratello anziano che nel lunedì santo di quell’anno è riuscito a raccogliere il mantello di frate Marco.
La comunità, che segue la regola camaldolese più rigida, dallo scorso giugno ha parzialmente adottato la forma straordinaria del Rito Romano che viene celebrata ogni giovedì alle 6,45 oltre che in alcuni altri giorni dell’anno, affiancandosi idealmente alle celebrazioni del monastero delle passioniste nella non lontana Pieve di Offiano, una delle pievi romaniche più antiche della zona insieme a quella di Codiponte e a quella di S. Lorenzo, quest’ultima nel territorio di Minucciano (vedi “La S. Messa dove e quando” per le date precise e per i recapiti); “Introibo ad Altare Dei… ipsa me deduxerunt et adduxerunt in montem sanctum tuum et in tabernacula tua…”: in quello che fu l’oriente geografico della diocesi di Luni e che oggi, si pone come oriens spirituale per l’arcidiocesi lucchese, patria del beato Landuino, di S. Gemma Galgani e S. Zita ma notoriamente poco amica del motu proprio, quelle parole desuete ma mai dimenticate, che per 500 anni sono state il bocciuolo e il sigillo di ogni giorno, risuonano ancora, meno spesso ma con altrettanta amorevole forza, e non potrebbe essere altrimenti se luce e verità divine continuano a rapire e condurre qualcuno al tabernacolo su questo monte santificato almeno dall’ospitare l’ultimo eremo attivo dei sedici fondati in Garfagnana.




