Il parallelo tra le letture della forma ordinaria e della forma straordinaria del Rito Romano previste per Domenica 31 gennaio è particolarmente suggestivo.
Nella forma straordinaria, come abbiamo visto, siamo alla Domenica di Settuagesima, che comincia ad introdurci verso la Pasqua ricordando nel contempo la caduta dei nostri progenitori e la salvezza portata da Gesù Cristo.
Paolo ci ricorda che non è sufficiente appartenere al popolo di Dio per salvarsi: occorre combattere contro le tentazioni e mostrarsi fedeli a Dio per beneficiare compiutamente della grazia data a tutti, come bene argomenta S. Bernardo nel brano proposto ieri.
Il Vangelo di Matteo ripropone l’offerta di speranza e di salvezza fino all’ultimo, e mentre in Paolo siamo richiamati alla volontà e alla responsabilità, la parabola degli operai della vigna evidenzia la gratuità della grazia e della salvezza, che è la stessa per gli ultimi e per i primi. Continua a leggere Ricordare ieri, ascoltare oggi, guardare al domani
Dopo il sermone “a tema” di S. Alfonso Maria de’ Liguori, restiamo sulla Domenica di Settuagesima con quello di S. Bernardo da Chiaravalle, che ecumenicamente ci parla di giustificazione e predestinazione. Il testo originale è reperibile qui; interessante anche la versione in francese dell’Abbazia di S. Benoit.
1. Fratelli miei, ho trovato grande consolazione nelle parole del Signore: “Chi è un figlio di Dio ascolta la parola di Dio” (Giovanni VIII, 47). Per questo ascoltate così volentieri, perché siete da Dio. E non ignoro ciò che afferma un altro passo della Sacra Scrittura. ”Tutto è stato fatto da lui, per lui ed in lui” (Rm III, 36). Ma quelli che, secondo le parole di san Giovanni, sono nati “non da volere di carne, ma da Dio” (Giovanni I, 13), sono nati da lui in un modo completamente diverso, come ha detto lo stesso evangelista, in una delle sue lettere: “Ma chi è nato da Dio non pecca; la sua origine celeste lo preserva dal peccato” (I Giovanni, 18). “Non pecca” vuol dire che non persevera nel peccato perché la sua origine celeste conserva e gli evita di perire. O, meglio, non pecca vuol dire che è come se non avesse peccato, perché il suo peccato gli viene imputato; è così che lo conserva la sua origine celeste. Ma chi di questa generazione può parlare? Chi può dire che è uno degli eletti, uno di quelli predestinati alla gloria eterna, un figlio di Dio? Sì, mi chiedo, chi è che può parlare in questo modo? Soprattutto quando si legge la scrittura che obietta: “Nessuno sa se è degno di amore o di odio” (Eccles. IX. 1). Certo, non siamo sicuri della nostra salvezza, ma la speranza, basata sulla fede, ci conforta e impedisce che ci torturiamo con ansia e dubbi. Per questo a chiunque sono stati dati segni e indizi manifesti di salvezza, perché non dubitiamo che le persone in cui permangono tali segni facciano parte del numero degli eletti. Per questo, dico, a coloro che Dio conosceva nella sua eterna prescienza e ha predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, ha negato la certezza della salvezza, per tenerli in una sorta di ansia, dare loro almeno la speranza, la grazia di consolazione. Ecco perché dobbiamo sempre metterci in discussione, e ci umiliamo con timore e tremore sotto la potente mano di Dio, perché, se siamo in grado di conoscere, almeno in parte, ciò che siamo oggi, ci sia del tutto impossibile prevedere ciò che saremo in futuro. Così, chi è in piedi guardi di non cadere, e si sforzi di proseguire e rafforzare se stesso con ulteriori progressi in quello stile di vita che è un indice e una presunzione di predestinazione. Continua a leggere S. Bernardo da Chiaravalle sulla Domenica di Settuagesima
Le vigne del Signore sono le anime nostre, che ci sono state date a coltivare colle opere buone, acciocché un giorno possano essere ammesse nella gloria eterna. Ma gran cosa! Scrive Salviano: Quid causa est, quod christianus, si futura credit futura non timeat? Credono i cristiani la morte, il giudizio l’inferno, il paradiso, ma poi vivono come non credessero, come queste verità di fede fossero favole ed invenzioni di begli ingegni. Vivono molti come non avessero mai da morire, o come non avessero da dar conto a Dio nella loro vita, e come non ci fosse né inferno, né paradiso. Forse non lo credono? Lo credono, ma non ci pensano, e così si perdono. Hanno tutta la cura per i negozi della terra, ed all’anima non ci pensano. Voglio per tanto darvi oggi a considerare che il negozio di salvare l’anima è l’affare più importante di tutti gli affari;
Punto I. Perché perduta l’anima, è perduto tutto;
Punto II. Perché perduta l’anima una volta, è perduta per sempre.
Dai collegamenti che seguono sono disponibili la notazione gregoriana del proprio della Domenica di Settuagesima (31 gennaio 2010) e i relativi mp3 (eccetto il graduale) scaricabili in blocco, mentre di seguito gli stessi mp3 si possono ascoltare direttamente ed eventualmente scaricare ad uno ad uno. La notazione gregoriana è disponibile soltanto nel formato esteso (4 pagine A4) perché la riduzione ad opuscolo ne avrebbe comportato la scarsissima leggibilità.
Il Tempo di Settuagesima abbraccia la durata delle tre settimane che precedono immediatamente la Quaresima e costituisce una delle parti principali dell’Anno Liturgico. È suddiviso in tre sezioni ebdomadarie, di cui solamente la prima porta il nome di Settuagesima; la seconda si chiama Sessagesima; la terza Quinquagesima.
È chiaro che questi nomi esprimono una relazione numerica come la parola Quadragesima, donde deriva la parola Quaresima. La parola Quadragesima sta ad indicare la serie dei quaranta giorni che dobbiamo attraversare per arrivare alla festa di Pasqua. Le parole Quinquagesima, Sessagesima e Settuagesima ci fanno quasi vedere tale solennità in un lontano ancora più prolungato; però non è meno importante il grande oggetto che comincia ad Continua a leggere Il proprio del 31 gennaio (Domenica di Settuagesima)
Alcuni giorni or sono mi ero occupato, sia pure di sfuggita, del resoconto fatto da “La Croix” a proposito dell’incontro dei vescovi francesi con Benedetto XVI. Paix Liturgique,con lalettera del 23 febbraio 2009, torna sull’argomento ed è estremamente interessante apprendere nuovi stupefacenti particolari. Un solo appunto agli amici di Paix Liturgique (ed anche a me stesso): rivedendo il tutto, paragonare il reportage di “La Croix” a Pinocchio è davvero poco caritatevole. Per Pinocchio.
La Croix nel paese di Pinocchio
Il rapporto pubblicato il 20 gennaio da La Croix sulla visita che il Card. Vingt-Trois e i rappresentanti dei vescovi francesi hanno fatto al Santo Padre il 18 gennaio ha attirato la nostra attenzione. Infatti, in un articolo, Frédéric Mounier, inviato speciale permanente di “La Croix” a Roma, ci ha offerto un vero capolavoro di disinformazione. Non deve sorprendere da uno che, il 10 febbraio 2009, ha dichiarato pubblicamente nel programma « Le Grand Débat » del canale Histoire che quelli che egli chiama tradizionalisti “non sono nulla! ”. Continua a leggere L’informazione in croce
… e Genova, per quel che può, risponde: il coordinamento toscano Benedetto XVI comunica che si sta creando un gruppo di persone per l’applicazione del motu proprio Summorum Pontificum cura nella diocesi di Pescia. Gli interessati possono scrivere all’indirizzo teofilo89@hotmail.it
Di seguito è riportato un estratto della conferma alla Segreteria di stato vaticana del Card. Bertone, che aveva presentato le dimissioni per raggiunti limiti di età.
A molti appare significativo il passaggio in cui Benedetto XVI ricorda l’impegno profuso nel cercare un dialogo con Mons. Lefebvre: che “tra le righe” si possa leggere qualcosa in più? (grazie a C.C. Kaiser per la segnalazione)
Benedetto XVI conferma sua fiducia cardinale Bertone
Recentemente l’ Editrice Effatà ha deciso di offrire ai lettori italiani “Il movimento liturgico“, un libro di Bernard Botte, benedettino di Mont-César (Lovanio) e protagonista del movimento liturgico.
Benché le tesi sostenute siano esattamente opposte a quelle di chi è legato alla liturgia “straordinaria”, si tratta di una lettura interessante per numerosi motivi, quasi tutti in evidente contrasto con le tesi dell’autore, e prioritariamente per la diversa luce che i momenti storici di redazione e di traduzione in italiano offrono alla comprensione dei contenuti.
Si tratta intanto di un libro la cui edizione originale risale al 1973, cioè a pochissimi anni dal completamento rubricale della “riforma liturgica” e a pochi anni dalla chiusura del Vaticano II, epoca di speranze e di slanci ottimistici in un futuro radioso e, secondo alcuni, progressivo; a un solo anno dall’accorata denuncia sul “fumo di Satana nella Chiesa” di papa Paolo VI, subito inserito tra i “profeti di sventura” dall’ incoscienza ebbra di irenismo e sincretismo politico-sociale di chi vedeva nel dialogo e nell’apertura un fine assoluto; un diario ed una “testimonianza” – come si diceva allora – volti fieramente al futuro di una chiesa “trionfante”, tanto per usare un termine che i protagonisti dell’epoca avrebbero rigettato, o più modestamente trionfalista, molto cosciente dei tempi e con una coscienza di sé che in quei tempi trovava fondamento e coronamento. E se tale descrizione non può attagliarsi ai molti momenti di sofferenza dell’autore, si addice certamente ai cultori di quello “spirito” del concilio troppo spesso ridondante di aroma etilico. Continua a leggere Il presente storico della riforma liturgica
Non c’è dubbio che per chi scrive su questo blog, senza nulla togliere al pur problematico messale di Paolo VI, la preferenza vada a quella forma del rito che molti chiamano con disprezzo preconciliare e che tuttavia ha nutrito e formato i protagonisti di quell’evento, poi modellato come plastilina dagli insoddisfatti della lettera del concilio, trasformati in fantasiosi assertori di un vacuo “spirito” dello stesso.
Che il movimento liturgico avesse valide ragioni è fuori di dubbio, che tali ragioni dovessero necessariamente portare ad una modifica radicale della liturgia risolvendosi tutte in essa è ampiamente discutibile, che il risultato “postconciliare” abbia bisogno quanto meno di ritornare alla “Sacrosanctum Concilium” è palese: e con questa solo apparentemente paradossale difesa del Vaticano II in un sito “tradizionalista”, passiamo, con l’articolo che segue, a motivare ulteriormente il legame alla forma straordinaria del rito romano, la cosa più bella da questa parte del cielo, che si fa tanto più stretto quanto più procede la comprensione delle verità di fede alla luce della ragione.
Oltre che per la sua concisione, caratteristica degli autori britannici, l’articolo di David Joyce è stato scelto e tradotto per la completezza dell’esame in riferimento ad alcuni aspetti essenziali della forma rituale che di recente sono tornati alla ribalta (soprattutto grazie al nostro papa Benedetto) e qui spesso affrontati: silenzio, orientamento, latino, preghiere ai piedi dell’altare, gregoriano, comunione.
Di seguito è riportata la traduzione dell’articolo, reperibile qui nella versione originale.
Anche questo post vorrebbe, prima di tutto, cercare una pax liturgica tra i calendari e le letture di domenica prossima, III dopo l’Epifania nel calendario “straordinario” e III del tempo ordinario (mah!) nel calendario, giustappunto, “ordinario”.
Questo non per equiparare il legame di ciascuno di noi all’ una o all’ altra forma: non c’è dubbio che chi scrive qui coltivi un legame profondo e sempre più solido con la forma straordinaria ma altrettanto indubbia è l’inopportunità e la ristrettezza di quell’atteggiamento “isolazionista” che sempre più stanno adottando quanti si dichiarano o sono contrari a vario titolo ed in vario grado all’applicazione del Motu proprio “Summorum Pontificum” .
Per questo, accanto al percorso liturgico che segue il calendario “straordinario”, vengono tentati e proposti approfondimenti e soprattutto possibili connessioni in merito a quello “ordinario”, nell’ottica di un arricchimento e di un’ integrazione di entrambi gli itinerari spirituali. Continua a leggere 3^ Domenica dopo l’ Epifania: convergenze parallele
Ecco la seconda parte dell’articolo sul silenzio liturgico di P. Michele Iodice c. p., pubblicato su “La sapienza della Croce” con il titolo “Il silenzio linguaggio dello Spirito Santo“, dove, per la prima volta in tutta la serie di articoli pubblicati, si parla di silenzio – partecipazione (aspetto che nel Messale del ‘62 non ha bisogno di dotte dissertazioni). La prima parte è stata pubblicata il 10 giugno 2009.
Il silenzio: linguaggio dello Spirito Santo
di MICHELE JODICE c. p.
Seconda parte dell’articolo iniziato nel fascicolo precedente (IV, dell’anno XV/2000, pp. 401-410)
5. Il silenzio nella normativa liturgica32
La liturgia celebra nel tempo e nello spazio l’opera di redenzione, cioè il piano attuato dal Padre, in Cristo, per opera dello Spirito, per la vita dei fedeli, incorporati nella Chiesa. Il tema del silenzio ha trovato una sua trattazione specifica nell’ambito della recente riforma liturgica, in relazione diretta con il tema della partecipazione consapevole ed attiva dei fedeli alla celebrazione liturgica33. Il testo programmatico del silenzio nella nuova normativa liturgica è quello riportato dalla costituzione Sacrosanctum Concilium che dice: «Per promuovere la partecipazione attiva si curino le acclamazioni dei fedeli, le risposte, la salmodia, le antifone, i canti, nonché le azioni, i gesti e l’atteggiamento del corpo. Si osservi anche a tempo debito, il sacro silenzio» (n. 30)34. Continua a leggere Silenzio… fuori ordinanza: il linguaggio dello Spirito Santo (2)
Tempi non facili per la Conferenza Episcopale Francese: dopo la meschina figura del vescovo di Evreux e dopo le - diciamo così - futilità relative ai cattolici un po’ tonti, stando ai loro vescovi, di Versailles e delle diocesi dove richiedono la Messa in forma straordinaria, che peraltro, sempre stando agli stessi vescovi, praticamente non è richiesta da nessuno (e allora perché vi agitate, benedetti figliuoli!), l’ottimo blog di Raffaella sull’attività di papa Ratzinger segnala la traduzione dell’articolo comparso sul giornale “semiufficiale” (e in semifallimento) della CEF: La Croix.
Ogni commento è superfluo, certi passaggi sembrano quelli del Gatto e la Volpe che nel contempo riescono a fare anche la parte di Pinocchio: da questo punto di vista è sublime il brano seguente: <<Si è evidentemente parlato delle conseguenze della revoca delle scomuniche. I vescovi francesi esprimono rincrescimento per essere stati informati solo in modo fortuito. “Avvertiti anticipatamente, avremmo potuto preparare il terreno” affermano>>. Già, come lo hanno preparato per l’accoglienza del motu proprio… certo, con vescovi così, il Benedetto XVI può davvero sentirsi come un papa…
Torna a farci compagnia S. Alfonso Maria de’ Liguori con il sermone VIII (Rimorsi del dannato) per la terza Domenica dopo l’Epifania; si tratta certamente di parole crude, dure per la sensibilità di oggi, forse inaccettabili: chissà se davvero qualcuno godrà della giusta pena di altri! Eppure riportano a realtà che spesso sono nascoste perché crude, dure e sicuramente inaccettabili per una concezione sentimentalista più ancora che sentimentale, per un pensiero debole che si fa debole della sua forza, per una carità che rinuncia alla verità.
Sermone VIII. – Per la Domenica III. dopo l’ Eepifania
Rimorsi del dannato.
Filii autem regni eiicientur in tenebras exteriores; ibi erit fletus et stridor dentium. (Matth. 8. 12.)
Nel corrente evangelio si narra che essendo entrato Gesù Cristo in Cafarnao, venne a ritrovarlo il Centurione, ed a pregarlo che desse la sanità ad un suo servo paralitico che teneva in sua casa. Il Signore gli disse: Ego veniam et curabo eum. No, replicò il Centurione, non son degno io che voi entriate nella mia casa: basta che vogliate sanarlo, e il mio servo sarà sano. Ed il Salvatore vedendo la sua fede, in quel punto lo consolò rendendo la sanità al servo, e rivolto a’ suoi discepoli disse loro: Multi ab oriente et occidente venient, et recumbent cum Abraham, Isaac et Iacob in regno coelorum; filii autem regni eiicientur in tenebras exteriores; ibi erit fletus et stridor dentium. E con ciò volle il Signore darci a sapere che molti nati fra gl’infedeli si salveranno coi santi, e molti nati nel grembo della santa chiesa anderanno all’inferno, ove il verme della coscienza coi suoi morsi li farà piangere amaramente per sempre. Continua a leggere S. Alfonso M. de’ Liguori: “Rimorsi del dannato”
Dal M° Andrea Carradori riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Sabato 23 gennaio 2010 alle ore 15,45 nella Chiesa Monumentale di San Francesco a Potenza Picena ( Alta) sarà celebrata una Santa Messa cantata in gregoriano promossa dal gruppo locale in collaborazione con la Parrocchia .
Il Parroco di Potenza Picena ha, molto gentilmente, da tempo, reso edotti tutti i parrocchiani dell’iniziativa che sarà arricchita dal Coro dei giovani del “Cenacolo della Santissima Trinità” di Rimini , un’ associazione religiosa nata negli anni ‘70 che fa parte della Consulta Diocesana per le aggregazioni laicali con un’assistente ecclesiastico nominato dal Vescovo di Rimini Mons. Francesco Lambiasi. Continua a leggere Potenza Picena: Messa gregoriana il 23 gennaio
Aggiornamenti da Thiberville, dove un’intera parrocchia (la più fiorente di una diocesi assai “sinistrata”) si è ribellata al vescovo che aveva deciso di sopprimerla e rimuovere il parroco troppo poco “modernista” più che troppo “tradizionalista”. Per molti versi non è una buona notizia, ma esistono pochi dubbi che la responsabilità principale se non esclusiva della frattura sia di un vescovo che non soltanto non ha cercato un dialogo sulla linea del Papa, ma come un despota ha cercato di imporre una decisione senza neanche il coraggio della verità sulle motivazioni, come si può facilmente constatare dal post già pubblicato. Agghiacciante, nel finale del video, la dichiarazione del vescovo Nourrichard sul Papa, che riesce con schiettezza diretta (una volta tanto) a superare i tripli salti mortali con avvitamenti carpiati dei suoi colleghi descrittiqui: “E’ lui che mi è venuto a cercare, non ho chiesto io di fare il vescovo di Evreux“, dichiarazione che mi permette due consigli: ai lettori di leggere (o rileggere) l’intervista ad Alice von Hildebrand pubblicata nei giorni scorsi, e al Santo Padre… hm… insomma, trattandosi di un professore sa che è bene non smettere mai di cercare, neanche in Normandia…
E così Andrea Tornielli, nel suo blog, ha fatto centro un’altra volta. E’ lo stesso attuale vescovo di Namur e futuro cardinale, Mons. Léonard, a confermare la nomina. Di seguito il video (da Gloria TV) con l’annuncio della giornalista belga e l’intervista a Mons. Léonard, voci e volti che abbiamo già conosciuto qui, mentre dal link con l’ ottimo blog Messa in Latino sono disponibili alcune notizie nul nuovo primate belga, presentato come “conservatore” sia pure relativamente allo standard piuttosto degradato del suo paese, ed ha favorevolmente accolto il Motu proprio “Summorum pontificum”.
L’ultima lettera della versione francese di Paix Liturgique riporta gli ormai poco originali commenti episcopali a proposito di un nuovo sondaggio che, confermando i precedenti, evidenzia un enorme interesse per la liturgia antica da parte dei cattolici “praticanti”, a dispetto di qualche illusione di quanti nel Vaticano II si ostinano a vedere, in nome di un non meglio precisato “spirito del concilio” (se ci sei, batti un colpo^) una frattura col passato e la nascita di una nuova chiesa (quella vera, ovviamente).
Tra questi non mancano ovviamente vescovi e men che mai vescovi francesi (e pensare che S. Ireneo di Lione forniva come criterio di attendibilità per una vescovo l’essere in comunione con quello di Roma…), che oltre a sapere meglio del papa ciò che il papa vuole dire, sanno meglio degli intervistati quello che gli stessi hanno capito o volevano dire; e mentre fuggono dalla realtà o provano ad esorcizzarla, la chiesa cammina… ma lasciamo la parola a Paix Liturgique, non prima però di aver fornito il collegamento alla versione originale della lettera, non ancora disponibile sul sito al momento di questa pubblicazione (come sempre eventuali correzioni e miglioramenti della traduzione sono una grande cortesia), e non prima di aver ricordato a qualche vescovo e sacerdote l’esistenza dell’ aureo manualetto di cui ripresento la copertina e una pagina interna. Continua a leggere Chi è che non capisce?
Omelia dai Trattati di sant’ Agostino sul vangelo di Giovanni.
(In Io, tr.VIII,1.3-4. PL 35,1450-1452).
Il miracolo di Cana non sorprende qualora si riconosca che fu Dio a compierlo. Colui che cambia in vino l’acqua di cui aveva fatto riempire quelle sei anfore, di anno in anno opera il medesimo miracolo in ogni ceppo di vite.
L’acqua versata dai servi al banchetto si trasforma in vino per l’azione del Signore, come l’acqua delle nubi che irriga la vite, diviene ogni anno vino grazie al medesimo Signore. Questo prodigio non ci sbalordisce, giacché si rinnova ogni estate: la regolarità con cui si ripete neutralizza la meraviglia, anche se è ancora più strepitoso di quello di Cana.
Osserva infatti le risorse che Dio dispiega nel reggere e governare questo mondo; come non rimanere ammirati, persino sopraffatti, di fronte a tale perpetuo miracolo? Considera anche un solo chicco di una qualsiasi semenza: che prodigio! La mente che vi fa attenzione ne resta come attonita.
Di fronte alle meraviglie del creato compiute dal Verbo di Dio, c’è da stupirsi se l’acqua è mutata in vino da Gesù uomo? Quando si è incarnato, il Verbo non ha smesso di essere Dio: si è aggiunto l’uomo, non è venuto meno Dio.